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Milano, crisi palestre: i gestori cominciano a vendere le attrezzature on line

I piccoli centri costretti a svendere i macchinari per fare cassa e posticipare di un po’ di tempo la chiusura definitiva. Da Arisa-Confcommercio: Urge intervento da parte del Governo sulla questione degli affitti.

Costretti a liberarsi delle attrezzature per incassare un po’ di liquidità e poter andare avanti oppure chiudere definitivamente. Non sono molte le alternative rimaste ai gestori delle palestre milanesi, ancora ferme dallo scorso 26 ottobre, dopo mesi di incertezza in cui sono stati fatti salti mortali per riuscire a resistere fino alle riaperture nonostante le gravi perdite del periodo di lockdown.

Se le grandi catene riescono a barcamenarsi e rimanere a galla grazie alla loro solidità, sono le realtà più piccole, club o associazioni sportive, ad essere maggiormente a rischio di una chiusura definitiva. L’allarme è arrivato forte e chiaro dal presidente lombardo dell’associazione Arisa-Confcommercio, Marco Contardi, in occasione del presidio sotto Palazzo Lombardia dei giorni scorsi insieme ai lavoratori del settore cultura e spettacolo, altra categoria considerata “non essenziale” nei provvedimenti del Governo.

Circa cento strutture soltanto a Milano città, tra palestre e impianti multifunzionali, che danno lavoro a migliaia di persone e per le quali si prospetta all’orizzonte la serrata definitiva già a partire dal mese di gennaio, tra poche settimane. Piccole realtà che hanno investito le ultime risorse per adeguare le strutture secondo i protocolli sanitari stabiliti dal Governo per garantire lo svolgimento delle attività in totale sicurezza, soldi impiegati per tenere, di fatto, i centri chiusi almeno fino al prossimo 15 gennaio.

Ma per alcuni centri quella data potrebbe essere comunque troppo tardi. Sulle palestre gravano soprattutto le spese per l’affitto della location che ospita le strutture, per il quale le proprietà non fanno sconti nonostante gli incassi siano a zero. Poi ancora le tasse, i costi per le sanificazioni e i mancati incassi degli abbonamenti, perché nel breve periodo di apertura molti clienti hanno usufruito dei recuperi delle mensilità non utilizzate nei mesi di chiusura e non hanno rinnovato le tessere, oppure attendono tempi migliori per sottoscrivere un abbonamento, specie di lungo periodo.

Così cominciano a spuntare sulle piattaforme di vendita on line attrezzi da allenamento provenienti da palestre e centri sportivi. Gestori che man mano dismettono parte della propria attrezzatura per fare un po’ di cassa o perché ormai all’orizzonte c’è la certezza che quella porta non si aprirà più, quindi tanto vale cominciare a sgombrare tutto. Si va dalla spin bike professionale di una nota marca leader nel settore degli attrezzi sportivi alla modica cifra di 350 euro, all’attrezzo per scolpire gli addominali da 500 euro, fino al set interno di attrezzature da palestra – compreso di ellittica e tapis roulant – a 8900 euro per il pacchetto completo, con possibilità di acquistare anche un singolo componente. Ma c’è anche chi ha messo in vendita la palestra completa: 80mila euro per un locale completamente ristrutturato, dotato di una sala attrezzi completa di macchinari, una sala per i corsi, due spogliatoi, due saune e un solarium in una zona servitissima del capoluogo.

L’amarezza nei gestori è tanta, soprattutto perché nei vari dpcm non è stata operata alcuna distinzione a seconda delle diverse attività, mettendo tutto sullo stesso piano. Ma un punto su tutti emerge come urgenza, come ha sottolineato il presidente di Arisa- Confcommercio: per scongiurare le chiusure, occorre un intervento serio da parte del Governo in particolare sul tema degli affitti.

Micol Mulè

 

 

 

 

 

 

 

 

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