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sabato, 26 Settembre, 2020
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Autostrade e la gestione pubblica. Il confronto europeo

Autostrade e la gestione pubblica. Il confronto europeo

Il governo ha raggiunto un accordo con i Benetton per l’entrata di Cdp che avrà la quota di maggioranza di Autostrade per l’Italia. Restano alcuni interrogativi sul presente e sulla futura gestione pubblica.

La maggioranza di Autostrade per l’Italia passa a Cassa depositi e prestiti. Niente revoca forzata della concessione dunque, ma di fatto lo Stato diventa prima azionista mentre la quota della famiglia Benetton scenderà al 10%. “Entro qualche mese i Benetton usciranno definitivamente da Aspi» ha afferma soddisfatto Di Maio «non gestiranno più le nostre autostrade. Era il nostro principale obiettivo. E ce l’abbiamo fatta».

Il governo dunque canta vittoria, anche se la realtà è più complicata di come viene raccontata in casa cinque stelle. Rimangono tutta una serie di interrogativi non secondari. C’è chi pensa di trasformare Autostrade in una “public company”, che è cosa diversa da un’impresa in cui il controllo è nella mani dello Stato come nel 1999 quando Palazzo Chigi era l’azionista di controllo di Autostrade. “Public company” significa dare vita ad una società per azioni senza un azionista primario, a proprietà diffusa.

Ma ci sono anche questioni più concrete. I cinque stelle infatti esultano principalmente per aver fatto fuori i Benetton, per “avergliela fatta pagare” per aver permesso che due anni fa crollasse il ponte Morandi portandosi via decine di vite. Eppure in pochi si sono chiesti quale sia il prezzo a cui Cdp acquisterebbe la maggioranza di Aspi. Un accordo in cui non si sappia il prezzo fa sospettare sulla solidità del compromesso raggiunto: che ci sia una lauta buonuscita per i Benetton che metterebbe in imbarazzo i capi cinque stelle al cospetto dei propri elettori? Nel frattempo, dopo la notizia dell’accordo, le azioni di Atlantia sono volate in Borsa.

Ma soprattutto, con l’entrata di Cdp, significa che la gestione e soprattutto la manutenzione della rete autostradale passa in mano allo Stato e dunque il costo sarà sulle spalle degli italiani. Siamo sicuri che “pubblico” sia sinonimo di “efficienza garantita”? Ce lo si augura, sicuramente il confronto con alcuni grossi Paesi europei è indicativo di come le infrastrutture autostradali siano state gestite in maniera molto diversa da Stato a Stato.

Il caso più interessane forse è quello del Regno Unito la cui rete fu realizzata con capitali pubblici e resa gratuita. I privati ebbero concessioni molto piccole all’inizio ma furono molto efficienti, motivo per cui lo Stato aumentò le concessioni privilegiando quelle società in grado di chiedere la tariffa minima. La remunerazione di questi gestori privati viene legata alla qualità del servizio, alla sicurezza e alla capacità di decongestionare il traffico per cui maggiore è la velocità media dei veicoli e più alto è il compenso.

In Spagna invece la realizzazione delle autostrade era completamente in mano a concessionari privati, nonostante i prestiti siano garantiti dallo Stato. La remunerazione avveniva tramite pedaggi anche se diversi concessionari finirono in bancarotta costringendo lo Stato a nazionalizzare e poi a ri-privatizzare agli inizi degli anni 2000. In Germania invece le autostrade sono completamente ad opera pubblica mentre i privati possono partecipare all’estensione della rete esistente. Infine la Francia ha sviluppato un sistema misto dove il l’uso delle autostrade inizialmente era gratuito ma poi venne inserito un pedaggio indicizzato al tasso di inflazione.

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