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mercoledì, 30 Settembre, 2020
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Emergenza lavoro: a Milano rischiano di saltare 300 mila posti

Emergenza lavoro: a Milano rischiano di saltare 300 mila posti

Massiccio il ricorso alla cassa integrazione, in Lombardia 295 milioni di ore in due mesi, ma già si pensa alla riduzione dell’organico e al blocco dei rinnovi dei contratti a termine. Assolombarda: servono misure che producano crescita e rilancino la domanda interna.

Sono 300mila i posti di lavoro a rischio nell’area metropolitana milanese a seguito della crisi economica provocata dalla pandemia. Questo lo scenario fosco previsto dalla Cgil di Milano, avvalorato però dai dati di un sondaggio contenuto all’interno del recente rapporto “Milano produttiva 2020” realizzato dalla Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, che mette in luce le modalità con cui le imprese del territorio dell’ambito di Città metropolitana di Milano hanno affrontato la crisi sul fronte occupazionale.

Dall’indagine emerge il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali nel settore dell’industria, per il 72.4% delle imprese analizzate, quasi il 17% ha invece preferito rinviare le assunzioni, mentre il 6.9% ha già optato per la riduzione del personale ed il 6,6% invece non ha rinnovato i contratti a termine. Superano di poco il 20% le imprese che sono riuscite a mantenere i livelli occupazionali in linea con il periodo antecedente la pandemia, valore che scende al 16.9% nelle imprese artigiane. Va meglio per il settore dei servizi, al 26.3% e per il commercio, confermato dal 30.2% di tenuta occupazionale dovuto in parte al fatto che la maggior parte degli esercizi sono a conduzione familiare.

Riscontri analoghi anche dalla ricerca condotta dall’Università Bocconi di Milano su 300 aziende manifatturiere, dove il dato relativo agli ammortizzatori sociali oscilla attorno al 70% mentre quello riferito alla previsione di riduzione dell’organico si attesta al 20%. All’orizzonte, sempre più incerto, anche un ricorso sempre più ampio alla flessibilità dei contratti e al lavoro agile.

Dati e previsioni che preoccupano Assolombarda, soprattutto a fronte delle 295 milioni di ore di cig autorizzate in Lombardia tra aprile e maggio pari, in soli due mesi, al 95% di quelle riferite all’intero anno 2010, picco della crisi del 2008. “L’attuale situazione del mercato del lavoro è certamente influenzata dal blocco dei licenziamenti e dall’attivazione degli ammortizzatori sociali, ma si tratta di soluzioni di emergenza che non possono durare a lungo – spiega Alessandro Scarabelli, direttore generale di Assolombarda – Servono misure che producano crescita e che rilancino la domanda interna, che attualmente è ancora ferma, investendo nella ripresa del sistema produttivo, quale elemento necessario per un rilancio dell’occupazione e dei consumi”. Assolombarda, insieme a Cgil, Cisl e Uil del territorio di Milano, ha da tempo attivato sul tema dell’occupazione un monitoraggio che raccoglie i dati sul mercato del lavoro e analizza la realtà economico-produttiva del territorio attraverso l’osservatorio “Il lavoro a Milano”.

“Già negli ultimi mesi del 2019 anche nel milanese avevamo rilevato delle criticità sul mercato del lavoro e sull’andamento, ma la pandemia ha cambiato nettamente in peggio gli scenari economico – osservano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Milano, Massimo Bonini, Carlo Gerla e Danilo Margaritella – Oggi ci sono migliaia di persone senza lavoro, con un impiego precario o ancora in attesa della cassa integrazione. Per molti lavoratori e per diversi settori il futuro si presenta pieno di incertezze. Sollecitiamo il governo e le istituzioni locali ad intervenire con misure e politiche concrete che facciano sentire il loro effetto nell’immediato e che favoriscano la crescita e lo sviluppo nel medio e lungo periodo”.

Micol Mulè

 

 

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