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mercoledì, 25 Novembre, 2020
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Lo start and stop di Sala sugli alcolici d’asporto affossa i locali

L’ordinanza che vieta la vendita take away di alcolici e superalcolici dopo le 19 rischia di far chiudere definitivamente gli esercizi. I gestori: “Prima ci dicono di investire sull’asporto e ora fanno marcia indietro”.

L’aperitivo non s’ha da fare. Dopo le immagini virali dello scorso week end è arrivata l’immancabile stretta sugli alcolici da palazzo Marino, che ha disposto lo stop alla vendita di alcolici e superalcolici da asporto dopo le 19. Obiettivo del sindaco Beppe Sala è porre un freno alla movida serale milanese, in modo tale da evitare i temuti assembramenti all’esterno di bar e locali che puntualmente si sono verificati soprattutto in alcuni punti caldi della città. Gli esercizi commerciali potranno quindi rimanere aperti fino all’orario stabilito ma, a partire dalle 19, sarà consentita la vendita di alcolici e superalcolici esclusivamente a chi consuma all’interno dei locali o ai tavoli esterni.

Non vogliamo fare gli sceriffi o i giustizieri della notte, ma non possiamo rimanere impassibili di fronte alle situazioni che stiamo vedendo”, ha spiegato il primo cittadino precisando inoltre che il provvedimento verrà esteso anche ai negozi di vicinato, per evitare che le bevande alcoliche vengano acquistate e poi consumate nelle aree maggiormente frequentate dalla movida. A presidiare le zone critiche – dai Navigli a corso Como, piazza Duomo e Sempione soprattutto – entreranno in campo anche le quattro forze dell’ordine coordinate dal Questore, cui verrà affidata un’area specifica da sorvegliare.

Si naviga un po’ a vista, per stessa ammissione di Sala: “Siamo a sperimentare e cercare di capire, dobbiamo trovare una formula – ha detto – è richiesto qualche sacrificio ma non mette in difficoltà nessuno, specie gli esercenti”. Che però non la pensano esattamente come il sindaco. A un giorno dall’entrata in vigore dell’ordinanza, all’orario dell’aperitivo, Milano non somiglia nemmeno lontanamente a se stessa. In zona Navigli, a quell’ora solitamente brulicante di avventori, le alzaie sono semi deserte, ordinate, con i tavolini accuratamente disposti dai gestori dei locali, per clienti che probabilmente non si siederanno mai.

Una casualità? O forse la scure di una sanzione da 400 euro per i trasgressori? I gestori di bar e locali della movida si interrogano sul futuro già compromesso dal contingentamento dei coperti e dalle misure di distanziamento sociale. Certo è che i Navigli nessuno li ha mai visti così. “Capiamo la necessità – commenta un gestore – ma non la prendiamo troppo bene soprattutto dopo settimane in cui ci dicono di puntare sull’asporto”. Quale potrà essere lo spiraglio di ripresa davanti a provvedimenti così schizofrenici, non è dato sapere.

Molti esercenti, forti delle indicazioni dell’amministrazione, hanno investito- e non poco – sulla possibilità di vendita in modalità take away, personalizzando con il loro logo bicchieri e tovaglioli, predisponendo i locali per un miglior servizio dal punto di vista logistico, acquistando banchi, tutti costi aggiuntivi che si sommano a quelli già messi a preventivo per le sanificazioni e per la perdita dei posti a sedere dovuta al contingentamento. Alcuni hanno rivoluzionato l’attività proprio per concentrarsi su questa nuova modalità di somministrazione. Sforzi – e denari – che rischiano di andare in fumo a causa di un continuo andirivieni di provvedimenti, che inizialmente avrebbero dovuto rilanciare le attività ma che ora potrebbero affossarle del tutto.

Anche la corsa ad accaparrarsi spazi di suolo pubblico per poter mettere fuori un tavolino in più – aumentata notevolmente dopo l’ultima ordinanza – si sta trasformando in una guerra all’ultimo centimetro disponibile. “Molti sono già riusciti a mettere giù i tavolini e il rischio è che tante realtà possano andare a sparire”, è l’amara prospettiva sul futuro.

Micol Mulè

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