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domenica, 27 Settembre, 2020
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Spettacoli dal vivo: parla il Maestro d’orchestra Matteo Beltrami

I dati Istat rilevano che tra 300.000 e 400.000 lavoratori trovano impiego nel mondo dello spettacolo. Questo numero include centinaia di categorie professionali che attendono una risposta dalle istituzioni su come e quando poter ricominciare. Al mondo dello spettacolo sono inoltre collegate centinaia di piccole e medie imprese. Ma ora parola al Maestro.

Di questo parliamo con il Maestro Beltrami.

Matteo Beltrami è un maestro d’orchestra di musica classica ed operistica. Ha diretto diverse opere in svariati teatri italiani. Nell’ottobre 2009 ha diretto un concerto al Teatro Stabile di Potenza alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ed un concerto nell’ambito del Festival Verdi al Teatro Verdi di Busseto con l’Orchestra del Teatro Regio di Parma.

Attualmente è il direttore musicale del teatro Coccia di Novara, uno dei teatri di tradizione in Italia.

Maestro Beltrami, come sta vivendo questo momento di grande incertezza e che ripercussioni ci sono nel mondo artistico?

Io faccio parte di quella categoria che include tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo dal vivo. Lo spettacolo dal vivo in questo momento, è visto come una cosa impossibile da fare e noi siamo rimasti senza alcuna tutela perché in Italia questi contratti non prevedono nessuna forma di indennizzo, anche per una causa di forza maggiore come quella attuale. All’estero i nostri contratti sono disciplinati in maniera diversa.

Tra l’altro l’artista è costretto a rimettere di tasca propria tutte le spese sostenute per i giorni di prova (mi riferisco ai trasporti, vitto, alloggio e quant’altro). Questo è accaduto a molti artisti che a febbraio stavano preparando uno spettacolo mai andato in scena a causa del lockdown.

Nemmeno il Governo ha previsto delle tutele?

C’è il famoso bonus di 600€, oggi diventato di 800€, destinato alle partite IVA. Ma per accedervi è stato introdotto un tetto di reddito massimo, che prima era di 50.000€, oggi è stato ridotto a 30.000€ lordi (per intenderci con questa cifra parliamo di una somma che si aggira sui mille euro netti al mese). Inoltre devono essere stati versati contributi per almeno 30 giornate contributive.

Il problema è che determinati spettacoli richiedono un periodo più o meno esteso di preparazione. Per cui molti artisti, le cui giornate di preparazione dello spettacolo non sono contrattualizzate, hanno versato i contributi solo per i giorni in cui gli spettacoli sono stati rappresentati. Nel caso abbiano totalizzato nel 2019 un numero di presenze sul palcoscenico inferiore a 30 non avranno diritto al bonus. Così come non ne avranno diritto coloro che hanno prestato la loro opera all’estero; pur avendo versato le tasse in Italia, i loro contributi non risultano nel computo dell’Inps.

Quindi a questo bonus potrà accedere una platea ridottissima della nostra categoria: chi non ha maturato le 30 giornate contributive viene escluso e non percependo alcuna entrata a partire dal mese di marzo, versa in gravi difficoltà economiche; ma anche a chi ha maturato le 30 giornate contributive ma ha sforato il reddito di circa mille euro al mese non ne avrà diritto.

Tutte queste persone, avendo percepito guadagni certamente dignitosi ma non ingenti, non potranno resistere un anno intero senza alcuna fonte di reddito.

Ci sono associazioni della vostra categoria che stanno interloquendo con il Governo?

Qui occorre fare una distinzione. Una parte degli artisti viene assunta nelle orchestre dai teatri con dei contratti a tempo indeterminato. Questi artisti hanno sindacati di riferimento e stanno beneficiando della cassa integrazione. C’è poi tutta la parte dei freelance che lavorano a contratto come liberi professionisti e sono riconosciute come partite IVA. Tutte queste persone non hanno una vera e propria rappresentanza. Adesso con l’emergenza si stanno creando delle associazioni. Per esempio gli artisti della lirica hanno creato una propria associazione, ma hanno ovviamente una minore visibilità rispetto a quella sindacale.

Se lo spettacolo dal vivo si dovesse fermare ancora per molto tempo (si parla addirittura di un anno), i disagi economici non colpirebbero solo gli artisti, ma forse anche tutte quelle realtà imprenditoriali collegate al mondo dell’arte. Da che cosa è composta la filiera dello show business, Maestro?

Al nostro settore sono legate in maniera diretta o indiretta tutta una serie di piccole, medie e grandi imprese. Anche tutte queste realtà imprenditoriali subiranno indubbiamente dei danni. Le faccio solo un esempio: il teatro Coccia di Novara conta una media di circa 450 assunzioni all’anno; si stima che ogni lavoratore a tempo determinato necessiti di rimanere in città per una settimana e, provenendo la maggior parte di loro da altri luoghi, si possono contare più di 2000 giornate di indotto per le strutture che offrono ospitalità e ristorazione. La permanenza sul territorio dei lavoratori in trasferta assunti dal teatro genera mediamente una ricaduta economica di 180.000 euro annui.

C’è poi tutta la filiera produttiva per produrre un’opera lirica. Parliamo di centinaia di persone. Le faccio un elenco: fornitori di legnami, metalli, tessuti, parati, pitture e vernici, utensili e ferramentistica per la costruzione di scenografie, attrezzeria, realizzazione di costumi e altri accessori.

Non solo:

  • Fornitori di parrucche e make up.
  • Forniture di materiale elettrico ed elettronico (server luci, mixer audio, telecamere e proiezioni).
  • Forniture di materiale musicale (noleggio o acquisto spartiti, noleggio, trasporto e manutenzione di strumenti musicali).
  • Forniture di servizi di grafica, web e tipografia (libretti di sala, manifesti e cartelloni).
  • Forniture di servizi di trasporto e facchinaggio.
  • Forniture di servizi di pulizia.
  • Forniture di servizi pubblicitari.
  • Forniture di servizio di trasporto pubblico e privato degli spettatori.
  • Forniture di servizi di catering, bar, ristorazione e distributori automatici.
  • Utenze elettriche, telefoniche ecc…
  • Impresari teatrali, agenzie di rappresentanza, stampa ed editoria specializzata.

Gran parte di tutte queste imprese fonda una cospicua parte del proprio fatturato sull’attività degli spettacoli. Quindi non bisogna pensare che gli spettacoli impieghino solamente artisti, musicisti e sceneggiatori.

Quali misure propone di adottare per sostenere il settore artistico e come possiamo conciliare l’attuale stato di emergenza sanitaria con l’impellente necessità di una ripartenza in totale sicurezza, Maestro?

Occorre fin da subito, allargare la platea degli aventi diritto al bonus di 800 euro anche a chi non ha maturato i 30 crediti e, se dovesse perdurare il lockdown, occuparsi seriamente di tutti coloro i quali non avranno più entrate.

Per quanto riguarda la ripartenza, occorre predisporre un calendario di ripresa delle varie attività di spettacolo da vivo le cui modalità di realizzazione rispondano a criteri di sicurezza sanitaria, definiti a livello nazionale. Nessun artista vuole mettere a repentaglio la propria salute, quella dei colleghi e quella del pubblico a cui è fortemente legato ma rimanere per mesi a casa senza lavoro non mi sembra l’unica soluzione al problema, nè tantomeno la migliore.

Andrea Curcio

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