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Aziende: una su dieci a rischio default se l’emergenza coronavirus non rientra entro la fine dell’anno

I tempi di creazione e commercializzazione di un vaccino contro il coronavirus sono al momento fortemente incerti oltre al fatto che non è chiaro se l’entità della diffusione del COVID-19 è destinata ad aumentare esponenzialmente. Motivo per cui Cerved, agenzia di rating tra le più importanti in Europa, ha delineato due scenari per le aziende: uno soft e uno hard.

La Cerved Rating Agency (CRA) ha prodotto uno studio, “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates”, basato su un portafoglio di simulazione costituito da circa 25mila rating emessi recentemente dalla CRA e sufficientemente rappresentativo del comparto delle aziende italiane, tramite l’adozione di un approccio di natura quali-quantitativa.

Nello scenario soft, si prevede la fine di questa emergenza sanitaria nel breve termine, cioè si stimano circa 3-6 mesi per contenere gli effetti globali di quella che viene classificata come epidemia. Nello scenario hard, l’emergenza viene classificata come pandemia e si prevede il termine dell’emergenza globale nel lungo-medio periodo, con un tempo di contenimento degli effetti tra i 6 e i 12 mesi. In questa seconda ipotesi, lo studio afferma che in Italia un’azienda su dieci rischia di fallire anche a causa delle misure di contenimento che di fatto fermerebbero l’economia delle aree più produttive del paese.

Le prime conseguenze di questa emergenza sono sotto gli occhi di tutti: rallentamenti nella produzione, chiusure temporanee forzate, calo dei margini. Le ipotesi simulative di Cerved riguardano le evoluzioni attese in termini di valore e costo della produzione per cui si prevede un calo dei volumi di produzione e di concentrazione della domanda oltre a un peggioramento generalizzato del capitale circolante netto e un aumento dei debiti finanziari a breve.

Alle condizioni attuali la probabilità di default è pari a 4,9%, intesa come punto di partenza di applicazione degli scenari. Nell’ipotesi soft, la probabilità media di default stimata sale a 6,8% con variazione per settore tra il 2,7% e il 10,6%. Nello scenario hard, invece, questa stima sale al 10,4%, con variazione per settore tra il 7,5% e il 15,4%. Alcuni settori stanno già sperimentando importanti contraccolpi: il comparto tessile-abbigliamento, per esempio, è penalizzato dalla dipendenza dalla Cina le cui difficoltà mettono a rischio la continuità delle forniture. In generale, l’area manifatturiera sarebbe tra le più colpite, soprattutto in mancanza di supporto mirato da parte delle istituzioni.

Simone Fausti

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