Cosa vuol dire vivere in una casa popolare MM a Milano

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Premessa, quello di cui parliamo oggi non è un caso scelto ad arte per fare scandalo. Non siamo andati a cercare qualcosa di eclatante. Non leggerete di case che crollano a pezzi (anche se guardare in alto, in alcune situazioni, salva la vita). Non ci sono storie di anziani che trovano la casa occupata al rientro. Questa è pura, semplice e tranquilla mala gestione del patrimonio comunale.

È mala gestione perché i danni che descriveremo peggioreranno nel tempo, è inevitabile se non si sistemano. E, con assoluta tranquillità possiamo dirlo, la manutenzione è sporadica. Quando va bene. Quando va male non c’è proprio. Benvenuti, signore e signori, nelle case popolari di via Rizzoli (73/87)

Strisciano nella notte

Partiamo dal basso. I dodici locali pattumiera che sono fortemente degradati perché i rifiuti voluminosi non vengono ritirati e non consentono di pulire agevolmente. Vi lascio immaginare la varietà di fauna che striscia, appunto, nella notte. In una addirittura manca il bidone dell’umido da due mesi e manca l’acqua, quindi non si può proprio pulire. I condomini, peraltro, non possono semplicemente in autonomia comprarne un altro. Questo, va da sé, aumenta lo sporco. In un’altra, scala per manifestare pieno sostegno a Greta ed al riciclo, manca il bidone del vetro.

Lasciate ogni illuminazione voi che scendete
Le luci nelle cantine funzionano a tratti e l’elettricista esce una volta al mese senza mai finire di sistemare tutto. Ovviamente. Parliamo di dodici scale. Le chiusure dell’acqua centralizzate non vengono segnalate e non vengono mostrate al custode. Questa è una situazione paradossale, quando si deve chiudere centralmente l’acqua di un appartamento bisogna trovare il Sacro Rubinetto. Il quale, in pieno stile Indiana Jones, è nascosto dietro ai (nuovi) tubi dell’acqua calda. Il che lo rende impossibile da individuare con la vista.

Per trovarlo bisogna procedere a tentoni in mezzo, ovviamente, a tutte le forme di vita sviluppatesi nei vicini locali immondizia ed in vacanza nei luoghi umidi e oscuri. Questa informazione, però, non è di dominio pubblico. Viene tramandata come racconto dell’orrore perché pare che nemmeno MM lo sappia. Per cui, o siete stati attorno ai fuochi nelle notti senza luna (fuochi resi necessari dal fatto che fino all’anno scorso d’inverno si stava al freddo, perché la caldaia si rompeva), o allagherete casa. Sempre che possiate entrare in cantina. Alcune sono state aperte ed ora sono usate come discarica abusiva. O peggio.

La calma dopo l’incendio
Nel Locale contatori di una scala non è mai stato pulito pulito dopo un incendio. Però, per non far venire meno quella sensazione di tensione, continua a saltare la luce in giardino. Così, il malcapitato inquilino che deve andare a riaccenderla potrà sempre domandarsi se dentro lo aspetta un interruttore da riattivare o un incendio da domare.

Sempre a proposito di cavi ed altre diavolerie, c’è un filo telefonico scoperto che pende ad altezza uomo e funge da cappio. Sempre in stile Indiana Jones, solo chi lo sa non rischia l’impiccagione. Lo sprovveduto (muovendosi nella luce fioca ed intermittente) rischia la vita. Segnalato ad agosto, MM è incerta se ripararlo o renderlo un’attrazione stabile.

Chi ripara i danni dei riparatori?

Questa estate qualcuno era felice. Finalmente in una scala sono arrivati gli operai per mettere apposto alcuni danni. Poi sono andati via. Ed è potuta così iniziare la vera conta dei danni. Vediamone alcuni: la vetrata di una scala che dà sul cortile è rotta, spaccata durante i lavori e le due maniglie sono state messe fuori uso e riparate in un secondo momento da un volonteroso condomino. I lavori non sono stati, ovviamente, nemmeno stati finiti, il cemento è al grezzo. Aspettano il secondo tempo, dopotutto qualcosa era rimasto in piedi, no?

Inoltre, la porta da cui passavano ora non si chiude più Ci si domanda se sia per i maltrattamenti subiti o per la nostalgia della squadra di operai.

Di tutto, di meno

Di seguito alcuni danni cui ormai i condomini si sono affezionati, visto che in alcuni casi il tempo di permanenza ha superato i mesi ed è entrato negli anni:

Nella scala centrale del complesso i citofoni funzionano poco o nulla, in quella a fianco la cassetta della posta è rotta. Poco avanti hanno il record di longevità: non sono mai state cambiate in 36 anni.

Sempre là, gli operai sono riusciti a consumare (sì, CONSUMARE) il pavimento dell’ascensore. Nella scala prima non si chiude sempre la porta. Se abitate all’ultimo piano, quando lo chiamate da terra avrete così il brivido di non sapere mai quante rampe dovrete fare per andare a prenderlo.

In due scale la luce poi, o non funziona, o, per compensare lo scarso senso ecologico del locale pattumiera senza bidone del vetro, la luce si accende solo in caso di oscurità profonda. Dracula sarà felice, gli inquilini che rischiano di rompersi l’osso del collo al tramonto molto meno.

In tutto questo, qualche impiegato di MM ha dato l’anima per cercare di risolvere i problemi più gravi, ed i condomini sono grati. Il problema però è generale: non si può vivere costantemente supplicando un call center a 300 km per avere una casa sicura. Senza peraltro ottenere nulla la maggior parte delle volte. È indegno della città più ricca d’Italia.