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lunedì 4 Maggio, 2026
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Fringe benefit in crescita, il welfare aziendale sostiene il reddito

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Il welfare aziendale si consolida sempre più come uno strumento centrale di sostegno al reddito dei lavoratori in Italia, assumendo un ruolo che va oltre il semplice beneficio accessorio e avvicinandosi a una vera e propria integrazione della retribuzione. A evidenziarlo è il Report Welfare di Randstad, che analizza oltre 40 milioni di euro di benefit erogati nel 2025, offrendo una fotografia dettagliata delle modalità di utilizzo e dell’impatto sulle famiglie.
A trainare questa evoluzione sono soprattutto i fringe benefit, che rappresentano il 74% del credito totale speso e oltre il 91% degli ordini effettuati. Un dato che conferma la diffusione capillare di questi strumenti, ormai entrati nella quotidianità dei lavoratori. La crescita è particolarmente significativa anche in termini di valore: nel 2025 i fringe benefit registrano un aumento del 34% rispetto all’anno precedente e un’espansione di oltre sei volte rispetto al 2021, segnando un cambio di passo nell’utilizzo del welfare aziendale.
L’analisi, basata su circa 370mila transazioni, mostra come il welfare venga impiegato principalmente per far fronte alle spese correnti. L’84% del credito è destinato agli acquisti, con una netta prevalenza dei buoni spesa per supermercati (29%), seguiti da e-commerce (27%) e carburante (18%). Accanto alle necessità quotidiane, emerge anche una componente legata alla qualità della vita, con una quota destinata a viaggi, vacanze e attività per il tempo libero.
Più contenuto, ma comunque rilevante, il peso dei rimborsi, che rappresentano il 13% del totale erogato e si concentrano su spese di importo medio più elevato. In questo ambito, le voci principali riguardano la sanità, che assorbe il 24% dei rimborsi, e l’istruzione dei figli, con il 26% legato alle spese scolastiche e ulteriori quote destinate a università, asili e servizi collegati. Non mancano interventi a sostegno della mobilità quotidiana, delle utenze domestiche e delle esigenze familiari, a conferma di un utilizzo sempre più orientato alla copertura di costi strutturali.
Alla base della diffusione dei fringe benefit c’è anche un importante incentivo fiscale. Le soglie di esenzione, fissate a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per chi ha figli a carico fino al 2027, consentono alle aziende di erogare premi abbattendo il cuneo fiscale, trasformando integralmente il valore investito in beneficio netto per i lavoratori. Questo meccanismo contribuisce a rafforzare l’attrattività dello strumento sia per le imprese sia per i dipendenti.
In un contesto segnato dalla pressione inflazionistica e dalla perdita di potere d’acquisto, il welfare aziendale si afferma così come una leva strategica per le politiche delle risorse umane. Da un lato permette alle aziende di offrire soluzioni flessibili e fiscalmente efficienti, dall’altro rappresenta per i lavoratori un supporto concreto nella gestione delle spese quotidiane, configurandosi sempre più come una “seconda busta paga” capace di incidere in modo diretto sul bilancio familiare.
Gloria Giovanditti

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