L’intelligenza artificiale non è più un tema da convegni o una prospettiva lontana. È già dentro i processi produttivi e sta cambiando, in modo spesso silenzioso ma concreto, il modo in cui le imprese organizzano il lavoro, prendono decisioni e competono sui mercati. I dati aiutano a misurare questa trasformazione: nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane utilizza soluzioni di IA, una quota raddoppiata rispetto all’8% del 2024 secondo l’Istat. Una crescita significativa, che però non racconta ancora una diffusione omogenea, ma piuttosto un sistema produttivo che si muove a velocità diverse, con il rischio di ampliare il divario tra aziende più strutturate e piccole e medie imprese.
È dentro questo scenario che si inserisce il roadshow promosso da Confindustria, partito da Torino con un focus preciso: la mobilità come leva strategica per la competitività industriale. La scelta del capoluogo piemontese non è casuale, perché qui la filiera della mobilità rappresenta un ecosistema complesso e articolato, che oggi si trova al centro di una trasformazione tecnologica profonda. Non a caso, secondo il report “Intelligenza Artificiale per il Sistema Italia”, il 17,4% delle oltre 240 applicazioni già operative censite in più di 70 aziende riguarda proprio questo settore. Un dato che segnala come l’innovazione non sia più solo sperimentazione, ma una componente sempre più integrata nei processi industriali.
Le applicazioni concrete mostrano con chiarezza la direzione. I gemelli digitali permettono di replicare virtualmente mezzi e infrastrutture per monitorarne in tempo reale le prestazioni ambientali e operative, mentre i sistemi di manutenzione predittiva intervengono prima che si verifichino guasti, riducendo costi e tempi di fermo. Allo stesso tempo, gli algoritmi di ottimizzazione dei percorsi stanno già consentendo di ridurre fino al 25% le percorrenze, con effetti diretti su consumi, emissioni e organizzazione del lavoro. Si tratta di innovazioni che non restano sulla carta, ma incidono sulla produttività e sulla sostenibilità, due variabili sempre più intrecciate nella competizione industriale.
Il quadro italiano si inserisce in una dinamica più ampia, che a livello globale vede l’intelligenza artificiale ridefinire interi modelli di mobilità e logistica. Dalla diffusione dei robotaxi a guida autonoma alla regolazione dinamica dei flussi urbani attraverso semafori intelligenti, fino ai modelli predittivi applicati alla micromobilità, emerge un contesto in cui la tecnologia non si limita a supportare i processi esistenti, ma contribuisce a ridisegnarli. In questo scenario, la capacità delle imprese di adattarsi rapidamente diventa un fattore decisivo.
Proprio su questo punto si concentra il nodo principale emerso nel confronto torinese. La disponibilità tecnologica non rappresenta più il vero ostacolo: il tema centrale è capire come integrare l’intelligenza artificiale all’interno dei processi produttivi, traducendola in valore concreto. Si tratta di un passaggio che richiede competenze specifiche, ma anche un cambiamento culturale e manageriale, soprattutto nelle PMI, dove spesso mancano risorse e strumenti per affrontare in modo strutturato la transizione digitale. Il rischio, in assenza di interventi mirati, è che l’adozione dell’IA proceda in modo frammentato, rafforzando le differenze esistenti invece di ridurle.
In questo contesto, il roadshow assume una funzione che va oltre la semplice divulgazione. Portare nei territori casi concreti, esperienze già operative e momenti di confronto tra imprese significa costruire un percorso di accompagnamento alla trasformazione, favorendo la circolazione delle competenze e l’incontro tra realtà diverse. L’obiettivo è rendere l’innovazione accessibile, creando le condizioni perché anche le aziende meno strutturate possano coglierne le opportunità e integrarle nei propri modelli organizzativi.
Un altro elemento che emerge con forza riguarda la dimensione delle filiere. Nel settore della mobilità, come in molti altri comparti industriali, la competitività non dipende più solo dalle performance delle singole imprese, ma dalla capacità dell’intera supply chain di evolvere in modo coordinato. L’intelligenza artificiale, in questo senso, diventa uno strumento per connettere competenze, ottimizzare i flussi e ridurre le inefficienze, contribuendo a rafforzare un ecosistema produttivo più integrato e resiliente. È una trasformazione che coinvolge non solo la tecnologia, ma anche i modelli organizzativi e le relazioni tra gli attori economici.
Il percorso avviato da Torino proseguirà nei prossimi mesi con le tappe di Milano e Roma, dove l’attenzione si sposterà su altri settori strategici come la manifattura, la salute, la pubblica amministrazione e il turismo. Ambiti diversi, ma accomunati dalla stessa esigenza di fondo: trasformare l’intelligenza artificiale da fase sperimentale a leva strutturale di crescita. La direzione appare tracciata, ma il ritmo della transizione dipenderà dalla capacità del sistema produttivo di affrontare questo passaggio in modo consapevole e diffuso.
In prospettiva, la partita non si giocherà solo sull’adozione della tecnologia, ma sulla qualità dell’integrazione nei processi e sulla capacità di generare valore lungo tutta la filiera. L’intelligenza artificiale è già una realtà operativa: la differenza, nei prossimi anni, sarà determinata da quanto rapidamente e in modo esteso le imprese riusciranno a farla diventare parte integrante del proprio modo di lavorare.






