C’è una generazione che non aspetta più il posto fisso, ma prova a costruirsi uno spazio in un mercato del lavoro che cambia rapidamente. Tra piattaforme digitali, nuove professioni e modelli organizzativi sempre più flessibili, molti giovani scelgono il lavoro autonomo o decidono di mettersi in proprio, spinti da creatività, innovazione o dalla necessità di trovare una propria collocazione. Nel 2025, nell’Unione europea, i lavoratori autonomi tra i 20 e i 29 anni sono 2,06 milioni, pari al 7,9% del totale degli autonomi tra i 20 e i 64 anni. Una quota ancora limitata, ma sufficiente a indicare una direzione: le attività in proprio diventano una delle modalità attraverso cui le nuove generazioni provano a entrare e restare nel mercato del lavoro.
Guardando ai singoli Paesi, però, emerge un’Europa che si muove a velocità diverse. In alcune realtà, soprattutto dell’Est e in contesti economici più dinamici, la presenza di giovani imprenditori è più diffusa: in Slovacchia (12,2%), Malta (10,5%) e Romania (10,3%) una quota significativa di autonomi è composta da under 30. In altri Paesi, come Irlanda (5,1%), Bulgaria (5,3%) e Spagna (5,9%), il fenomeno resta più contenuto. Ma è osservando il mercato del lavoro nel suo complesso che il quadro si chiarisce davvero. Nel 2025 il tasso di occupazione dei giovani tra i 20 e i 29 anni nell’UE sale al 65,6%, con un incremento di 6,3 punti percentuali rispetto al 2015. Nei Paesi Bassi (84,0%), a Malta (82,1%) e in Germania (77,0%) il lavoro giovanile è una realtà diffusa, sostenuta da sistemi economici capaci di assorbire e valorizzare la forza lavoro.
In questo scenario, l’Italia appare in una posizione di netto ritardo. Il tasso di occupazione giovanile si ferma al 47,6%, il più basso nell’Unione europea. La distanza è significativa: quasi 18 punti percentuali in meno rispetto alla media UE e oltre 36 punti rispetto ai Paesi Bassi. Un divario che non è solo statistico, ma racconta un accesso al lavoro più difficile e meno lineare. È in questo contesto che anche la scelta di mettersi in proprio assume un significato diverso. Dove il mercato offre opportunità, il lavoro autonomo può rappresentare una strada tra molte. Dove invece le opportunità sono scarse, rischia di diventare una risposta obbligata, spesso priva delle condizioni necessarie per consolidarsi nel tempo. I dati restituiscono così l’immagine di un sistema in cui l’iniziativa individuale cresce, ma si sviluppa dentro un contesto che fatica ancora a trasformarla in un motore stabile di occupazione.






