Il registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale raggiunge quota mille e restituisce l’immagine di un sistema industriale che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia italiana. Secondo il rapporto “L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale”, presentato a Palazzo Piacentini in occasione della Giornata del Made in Italy, si tratta di un ecosistema composto da 780 imprese titolari, capace di generare un fatturato complessivo di 93,6 miliardi di euro e di garantire occupazione a oltre 363 mila addetti.
A trainare questo patrimonio produttivo sono le cosiddette quattro “A” del Made in Italy – agroalimentare, automazione, abbigliamento e arredo – che insieme valgono 76,1 miliardi, pari a oltre l’80% del totale. In particolare, è la filiera agroalimentare a detenere il peso maggiore, con 53,7 miliardi, confermandosi uno dei settori più solidi e rappresentativi del tessuto economico nazionale.
La distribuzione geografica dei marchi storici evidenzia una forte concentrazione nelle regioni del Nord, dove si collocano i principali poli manifatturieri. La Lombardia guida nettamente la classifica sia per fatturato, con il 49,1% del totale, sia per numero di marchi, pari al 28,3%, con realtà che spaziano dalla grande distribuzione alla moda e all’alimentare come Esselunga, Chicco, Rio Mare e Trussardi. Seguono il Veneto, che pesa per il 14,2% con marchi come Coin, Santa Margherita e Dainese, e il Piemonte, con il 12,9%, rappresentato tra gli altri da Pininfarina, Loro Piana e Pernigotti.
Dal punto di vista settoriale, emerge con chiarezza la vocazione manifatturiera del sistema: l’88% delle imprese opera infatti in questo ambito, con l’agroalimentare che rappresenta il 44% del totale e l’automazione-meccanica il 25%. Due comparti che continuano a svolgere un ruolo centrale sia in termini di valore economico sia di occupazione.
Accanto ai numeri, il rapporto sottolinea anche il peso strategico del marchio storico per le imprese. L’80% lo considera un asset fondamentale, capace di rafforzare identità e competitività, mentre il 70% lo integra nei materiali istituzionali e quasi la metà lo utilizza direttamente sul packaging. Un segnale di come tradizione, reputazione e radicamento territoriale restino elementi distintivi del Made in Italy, in grado di sostenere le imprese anche in un contesto globale sempre più competitivo.
Gloria Giovanditti
I marchi storici italiani valgono 93 miliardi: Lombardia in testa






