I dazi annunciati dall’amministrazione di Donald Trump sono stati uno dei temi centrali degli ultimi mesi, riaccendendo il confronto globale sulle barriere commerciali e sulle nuove regole degli scambi internazionali. In questo clima, il commercio mondiale nel 2025 ha comunque sorpreso per dinamismo: il volume degli scambi di beni è cresciuto vicino al 5%, nonostante tensioni geopolitiche e frammentazione crescente. È il punto di partenza della Mappa dell’export 2026 presentata da Sace, l’agenzia di credito all’esportazione partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per il triennio 2026-2028 la crescita attesa si attesta al +2,3% medio annuo, in linea con il periodo 2022-2024.
La fotografia scattata evidenzia rischi mediamente stabili ma strutturalmente più elevati rispetto al passato. Sul fronte del rischio di credito – cioè il rischio di mancato pagamento nelle operazioni commerciali – i punteggi restano invariati in 93 mercati che rappresentano il 24% dell’export italiano, diminuiscono in 63 Paesi pari al 35% dell’export e aumentano in 38 mercati che pesano per il 41%. Accanto al rischio di credito si affianca quello politico, legato non solo ai conflitti ma anche a contesti con governance complesse o fragilità socio-economiche. Tra le variabili di incertezza figurano la fine dell’effetto scorte, l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani e la crescita delle barriere non tariffarie, oltre alla possibile attenuazione degli investimenti in intelligenza artificiale che nel 2025 hanno sostenuto la crescita globale.
Sul piano geografico, il Nord America resta un’area di riferimento per le imprese italiane, con gli Stati Uniti sostenuti da una domanda interna solida e da una forte propensione al consumo di beni premium. Il Brasile combina fragilità fiscali e incertezze politiche con ampie riserve valutarie e capacità di attrarre investimenti. Nei mercati di prossimità, Balcani e Turchia mantengono un ruolo strategico. Negli Emirati Arabi Uniti si concentra un’economia diversificata, con bassi livelli di rischio e funzione di hub verso Asia e Africa. In Asia, la Cina rimane una destinazione rilevante grazie a riforme e investimenti in tecnologia, anche nel quadro del Piano d’azione Italia-Cina 2024-2027. L’India punta a rafforzare il proprio ruolo manifatturiero globale con investimenti infrastrutturali ed energetici e con l’avanzamento dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, che potrà facilitare anche le esportazioni italiane.





