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martedì 3 Marzo, 2026
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Macchinari, incentivi e incertezza: Federmacchine lancia l’allarme sull’iperammortamento

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L’iperammortamento è uno degli strumenti fiscali più rilevanti per chi investe in nuovi macchinari. Proprio per questo, ogni incertezza sulle regole ha effetti immediati sulle decisioni delle imprese. È su questo punto che si concentra la forte preoccupazione di Federmacchine, la federazione che rappresenta 12 associazioni di categoria e l’intero comparto italiano dei beni strumentali. Da un lato, la lunga attesa per i decreti attuativi previsti dalla legge di bilancio 2026; dall’altro, l’ipotesi di estendere le agevolazioni anche ai beni extra-UE. Due elementi che, combinati, rischiano di bloccare nuovamente il mercato invece di sostenerlo.

Il tema dei tempi è centrale. Secondo quanto riferito dalla federazione, alle imprese era stato assicurato che l’iperammortamento sarebbe stato disponibile dall’inizio del 2026. Oggi, però, mancano ancora i provvedimenti necessari a rendere operativa la misura. Un ritardo che, come ha sottolineato il presidente Bruno Bettelli, rischia di demotivare il mercato, replicando dinamiche già viste in passato. L’esperienza di Transizione 5.0 è ancora recente: annunciata a fine 2023, è diventata operativa solo tra agosto e settembre 2024, con l’attivazione della piattaforma del GSE, e ha iniziato a funzionare davvero solo dalla primavera del 2025. In quella fase, l’assenza di regole chiare ha portato molte aziende a fermare gli ordini in attesa di capire modalità, requisiti tecnici e tempi di accesso agli incentivi.

A questo si aggiunge una preoccupazione di natura economica e industriale. Nel 2025 il perimetro rappresentato da Federmacchine vale 54 miliardi di euro, ma chiude l’anno con una flessione del 2%, dovuta in larga parte al calo dell’export, sceso del 5,4% anche per effetto dell’instabilità geopolitica internazionale. In un contesto in cui l’export rallenta, la domanda interna diventa decisiva. Eppure i numeri mostrano un equilibrio già fragile: a fronte di una domanda interna di beni strumentali pari a 27 miliardi di euro, le importazioni raggiungono 10 miliardi, cioè il 37% del totale. L’estensione dell’iperammortamento ai beni extra-UE, secondo Federmacchine, rischia di far crescere ulteriormente questa quota, favorendo produzioni estere spesso caratterizzate da prezzi più bassi rispetto a quelle italiane ed europee.

Da qui la contrarietà all’eliminazione della clausola sul Made in UE, considerata dalla federazione uno strumento di tutela e valorizzazione della produzione europea. Limitare l’iperammortamento ai soli beni prodotti nell’Unione europea viene letto come un segnale concreto di attenzione verso il manifatturiero, in un momento in cui le imprese hanno bisogno di certezze per programmare investimenti e occupazione. Federmacchine chiede inoltre che, qualora vengano incentivati anche macchinari extra-UE, venga rafforzata la vigilanza sul rispetto delle norme di sicurezza e delle certificazioni, le stesse a cui sono sottoposti i produttori italiani. In assenza di regole chiare e tempi definiti, avverte la federazione, l’iperammortamento rischia di trasformarsi da leva per gli investimenti a fattore di ulteriore incertezza per il sistema produttivo.

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