L’industria automobilistica europea torna a chiedere un intervento diretto di Bruxelles per difendere la produzione interna. In una lettera aperta alla Commissione europea, gli amministratori delegati di Volkswagen e Stellantis, Oliver Blume e Antonio Filosa, sollecitano una strategia industriale “Made in Europe” per il settore auto. Al centro dell’appello ci sono incentivi mirati alla produzione, un sistema di bonus legati alla CO₂ e misure specifiche per powertrain elettrico e batterie, con l’obiettivo di rendere competitiva l’auto elettrica prodotta in Europa rispetto ai concorrenti extra-Ue.
Il contesto è quello di una crisi strutturale di competitività. L’automotive europeo vale l’8% del Pil dell’Unione e occupa circa 13 milioni di persone, ma è sotto pressione per più fattori: obiettivi ambientali stringenti, alti costi energetici, dipendenza da filiere esterne e concorrenza asiatica crescente. I dati mostrano una perdita di capacità produttiva significativa: nel 2025 in Europa sono state prodotte circa 3,5 milioni di auto in meno rispetto al 2019, con un gap del 16% nelle immatricolazioni rispetto ai livelli pre-Covid. Nello stesso periodo, la quota di veicoli full electric ha raggiunto il 19,5% del mercato europeo, ma con forti differenze tra Paesi e un ritardo evidente di Italia e Spagna rispetto ai principali mercati.
Secondo i due gruppi, la transizione avviata con il Green Deal non è stata accompagnata da strumenti industriali adeguati. Da qui la proposta di trasformare vincoli e sanzioni in leve di investimento, introducendo requisiti di produzione europea per i veicoli venduti nel mercato Ue e utilizzando le risorse pubbliche per sostenere la filiera interna, in particolare su batterie e componentistica. Una scelta che, nelle intenzioni dei firmatari, dovrebbe ridurre la dipendenza da Paesi terzi e rafforzare la resilienza industriale europea, in una fase in cui l’Europa deve decidere se restare un polo produttivo o limitarsi a essere un mercato di sbocco.





