Appena insediatosi alla Casa Bianca, Donald Trump promise di risolvere il conflitto russo-ucraino in 24 ore. Un anno dopo non c’è nemmeno l’ombra di un cessate il fuoco, ma ora le pressioni statunitensi stanno dando i loro effetti; peccato che queste pressioni siano rivolte contro l’aggredito e non l’aggressore. Secondo il Financial Times, infatti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe pianificando delle elezioni e un referendum sull’accordo di pace (che ancora non c’è) in primavera. Una mossa frutto delle forti pressioni dell’amministrazione Trump: Washington sarebbe pronta a ritirare le garanzie di sicurezza americane se questo doppio voto non avverrà entro il 15 maggio.
Insomma, alla fine quello che sembra essere messo all’angolo è chi si sta difendendo. Trump ha imposto sanzioni contro la Russia, soprattutto contro il petrolio, ma sembra disposto a utilizzare una pressione maggiore contro l’aggredito. Il Financial Times racconta che Zelensky annuncerà il programma del doppio voto il 24 febbraio.
Quella di Zelensky potrebbe essere una mossa strategica: tentare la rielezione e rassicurare Trump sul suo desiderio di mettere fine alla guerra entro giugno. Il problema, tuttavia, è sempre lo stesso: la Russia. Putin ha aumentato nel 2026 la potenza di fuoco scagliata contro le infrastrutture energetiche civili dell’Ucraina, lasciando centinaia di migliaia di cittadini ucraini al gelo mentre le sue truppe avanzano molto lentamente, nonostante siano in corso i vertici trilaterali con Usa e Ucraina. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha spiegato che la strada dei negoziati per giungere ad un accordo è ancora lunga. Mosca pretende quel 20% di Donbas che ancora non ha occupato e in cui è presente anche una cinta fortificata di cittadini ucraine, mentre Zelensky si rifiuta di concedere territori liberi.





