Il segnale positivo c’è, ma non cambia la direzione di marcia. Nel terzo trimestre 2025 la produzione delle fonderie italiane cresce del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma il rimbalzo resta troppo debole per invertire una tendenza che dura da anni. Secondo l’indagine congiunturale di Assofond, l’associazione che rappresenta il settore, l’andamento degli ultimi quattro trimestri rende improbabile chiudere l’anno almeno in pareggio. Il 2025 rischia quindi di archiviarsi come un nuovo anno di flessione, dopo un 2024 già giudicato insoddisfacente dagli operatori.
Il quadro va letto su un orizzonte più ampio. La crisi della domanda dura da oltre due anni e coinvolge quasi tutti i principali settori clienti delle fonderie. A questo si somma il nodo dei costi energetici, che in Italia restano strutturalmente più alti rispetto agli altri grandi Paesi europei. Le piccole e medie imprese energivore si trovano in una posizione intermedia: troppo piccole per beneficiare pienamente delle agevolazioni riservate ai grandi consumatori di energia, ma troppo energivore per rientrare nelle misure emergenziali adottate nel corso del 2025. In questo contesto, strumenti come l’Energy Release e i rimborsi dei costi indiretti ETS diventano centrali. Il fondo ETS ammonta a 600 milioni di euro, ma senza l’apertura del portale per le domande entro fine anno il rischio è che le risorse restino inutilizzate.
I dati di produzione e fatturato confermano una ripresa fragile. Nel confronto con il trimestre precedente, la produzione scende del 12,8% e il fatturato del 10,4%, un calo influenzato anche dal minor numero di giorni lavorati e dalle fermate di agosto per le manutenzioni. Su base annua, invece, il fatturato cresce del 5,2%. Le differenze tra comparti restano marcate: le fonderie di metalli ferrosi registrano un aumento tendenziale della produzione del 5,7% e del fatturato del 9,3%, mentre le non ferrose restano sotto la parità, con -0,4% nella produzione e -4,3% nel fatturato. Il sentiment complessivo del settore, misurato dall’indice Act, si attesta a 53,1 punti, poco sopra la soglia di sufficienza, ma le aspettative a sei mesi arretrano a 52,1 punti, segnalando stabilità senza una vera prospettiva di rilancio nel breve periodo.





