back to top
martedì 3 Febbraio, 2026
Sign In
spot_img
spot_img

Antonio Tajani a “Ricominciare dalla Politica”: riformare l’impegno primo passo per cambiare le istituzioni che non funzionano

spot_img

I più letti

“La politica non è un lavoro, è un servizio”: Antonio Tajani porta alla platea di Rete Popolare e del Circolo delle Imprese, riunita a Novarello per la convention “Ricominicare dalla Politica”, un messaggio chiaro che travalica le dichiarazioni e i propositi di riforma delle Istituzioni. Per il vice Premier e ministro degli Esteri, insomma, non può esistere una nuova organizzazione delle Istituzioni italiane ed europee senza un nuovo umanesimo che riporti la politica a un impegno innanzitutto dedicato alle altre persone e alla società.

“La politica non deve essere una carriera o un lavoro, ma una passione e una forma di servizio. L’indipendenza economica e professionale è cruciale, poiché consente al politico di mantenere la propria integrità e di poter dire “no” a compromessi o disposizioni che vanno contro la propria coscienza. La passione, i valori e la fede in qualcosa trasformano un’attività altrimenti noiosa e ripetitiva in un’opportunità per aiutare gli altri”.

Lo dice chiaramente anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, impegnato nel dialogo con il suo leader di partito, Tajani, appunto, e con Massimiliano Salini, eurodeputato: “Il vecchio approccio per cui la politica è la somma degli interessi particolari va definitavamente superato, la politica è scegliere, innanzitutto avendo in mente i bisogni delle persone”.

Come si ribalta questo su quelle istituzioni che molto spesso attirano i maggiori strali da parte dell’opinione pubblica, imprese, artigiani e professionisti su tutti? “La percezione di inefficienza e di immobilismo di organizzazioni come le Nazioni Unite e l’Unione Europea – ha spiegato Tjani -, descritte come silenti, ferme, impigrite, ha alimentato la convinzione che si possa fare a meno di tali strutture per mantenere l’equilibrio internazionale, portando alla conclusione che, siccome falliscono, possono essere eliminate. Le questioni istituzionali, pur apparendo teoriche, sono estremamente concrete poiché regolano la vita quotidiana. Il principio cardine è che ogni società necessita di regole rispettate da tutti, e il ruolo esclusivo dello Stato è proprio quello di definire e imporre tali regole. Nell’ambito dell’economia sociale di mercato, basata su concorrenza e competitività, lo Stato non deve “lasciare fare tutto”, ma agire come un arbitro. Da questo punto deve ripartire il modo in cui intendiamo le Istituzioni, a qualsiasi livello”.

“Di fronte al malfunzionamento di un’organizzazione – prosegue Tajani -, la tentazione anarchica di “distruggere tutto” (lo Stato, l’ONU, l’UE) è la risposta sbagliata. La soluzione corretta è rendere chi governa più efficiente e al servizio dei cittadini, poiché le regole non sono un fine in sé, ma uno strumento per garantire la libertà di tutti, impedendo che il più forte prevalga, come dimostra il caso dell’invasione russa in Ucraina”.

Quindi, in che direzione muoversi? “La via da seguire non è l’anarchia ma una profonda riforma per rendere innanzitutto le istituzioni europee più moderne ed efficienti, attraverso il superamento del voto all’unanimità, che permette a un singolo Paese di bloccare decisioni cruciali, l’attribuzione del potere di iniziativa legislativa al Parlamento Europeo, per rafforzarne il ruolo e l’elezione diretta del Presidente della Commissione (o del Consiglio), o la fusione delle due cariche in un’unica figura, per creare un legame diretto con gli elettori e ridurre la distanza percepita”.

In Italia come in Europa esiste un significativo eccesso di regole che, almeno in Europa, trae origine dalla debolezza politica: “In Italia – afferma ancora Tajani –  la ministra Casellati ha dato avvia a un processo radicale per cancellare migliaia di leggi e regolamenti italiani obsoleti, per liberare il sistema da un fardello normativo inutile, richiedendo che ogni nuova legge generasse la cancellazione di due esistenti”.

La Dimensione Personale della Politica: Passione, Coraggio e Servizio
L’intervento finale si concentra sulla dimensione etica e motivazionale dell’impegno politico. Voler bene alla propria comunità significa occuparsene attivamente, “scendere in campo” e fare delle scelte, superando l’atteggiamento passivo di chi si limita a commentare dal divano. La credibilità politica si fonda sulla capacità e sul coraggio di decidere, anche quando ciò comporta il rischio di scontentare una parte dell’elettorato.
Viene tracciata una distinzione netta: la politica non deve essere una carriera o un lavoro, ma una passione e una forma di servizio. L’indipendenza economica e professionale è cruciale, poiché consente al politico di mantenere la propria integrità e di poter dire “no” a compromessi o disposizioni che vanno contro la propria coscienza. Senza un lavoro a cui tornare, si rischia di diventare “politici popolino”, costretti ad accettare qualsiasi cosa per mantenere la propria posizione. La passione, i valori e la fede in qualcosa trasformano un’attività altrimenti noiosa e ripetitiva in un’opportunità per aiutare gli altri. Questo imperativo morale, che nasce dalla coscienza, fornisce il coraggio di prendere decisioni difficili, anche contro interessi potenti, con l’unico scopo di servire la comunità.

- Advertisement -spot_img

Altri articoli

- Advertisement -spot_img

Articoli recenti