Dopo oltre vent’anni di negoziati, Unione Europea e India hanno siglato un accordo di libero scambio che apre l’accesso a un mercato potenziale di circa due miliardi di persone. L’intesa è stata annunciata da New Delhi dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e dal primo ministro indiano Narendra Modi. Un accordo definito storico, che assume un valore strategico particolare per l’Europa in una fase in cui il sostegno politico ed economico degli Stati Uniti appare meno solido e diventa necessario diversificare rotte commerciali e alleanze.
L’intesa prevede una riduzione sostanziale delle barriere tariffarie e non tariffarie, con un taglio complessivo dei dazi stimato in circa 4 miliardi di euro. Particolarmente rilevanti sono le aperture sul fronte dell’agroalimentare europeo, oggi penalizzato da tariffe molto elevate. I dazi sui vini, attualmente al 150%, scenderanno al 75% all’entrata in vigore dell’accordo per poi ridursi progressivamente fino a livelli intorno al 20%. Quelli sull’olio d’oliva passeranno dal 45% allo zero nell’arco di cinque anni. La Commissione europea ha tuttavia assicurato che i settori agricoli più sensibili resteranno protetti e che tutte le importazioni dall’India continueranno a essere soggette agli standard europei in materia di salute e sicurezza alimentare.
Non a caso, entrambe le parti hanno concordato di escludere dalla liberalizzazione una serie di prodotti considerati strategici. L’Unione manterrà gli attuali dazi su carne bovina, zucchero, riso, pollame, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo. Sono invece previsti contingenti calibrati per alcune importazioni, tra cui carne ovina e caprina, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum a base di melassa e amidi. L’accordo include inoltre un meccanismo di salvaguardia bilaterale, pensato per intervenire in modo mirato nel caso, ritenuto improbabile, di gravi perturbazioni dei mercati.
Ampio spazio è riservato anche al settore industriale. I dazi sulle automobili scenderanno gradualmente dal 110% al 10%, entro una quota annuale di 250mila veicoli. Saranno in gran parte eliminati anche i dazi elevati che oggi gravano su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici, oltre che su ottica e dispositivi medicali per la maggioranza dei prodotti. Previste riduzioni significative anche per plastica, metalli preziosi, ferro e acciaio, nonché per il comparto aerospaziale.
La soddisfazione politica per l’intesa è stata immediata. “Europa e India hanno fatto la storia”, ha scritto von der Leyen sui social, mentre Modi ha sottolineato come l’accordo con un’area che rappresenta circa il 25% del Pil mondiale possa dare un impulso decisivo a settori chiave dell’economia indiana, dal tessile alle gemme, dai gioielli alla pelletteria.
Il patto commerciale non esaurisce però la portata dell’intesa. A New Delhi è stato infatti firmato anche un partenariato quadro su sicurezza e difesa, destinato a rafforzare la cooperazione bilaterale in ambiti come la sicurezza marittima, la non proliferazione, lo spazio, la lotta alle minacce informatiche e ibride e l’antiterrorismo. L’accordo dovrebbe facilitare anche la collaborazione industriale nel settore della difesa e aprire la strada a un futuro intesa sulla sicurezza delle informazioni, necessaria per consentire lo scambio di dati classificati.
Un tassello che assume un peso particolare nel contesto attuale, segnato dal piano europeo di rafforzamento della difesa e da un quadro geopolitico sempre più instabile. In questo senso, l’accordo tra Ue e India va oltre il commercio e si inserisce in una più ampia strategia di riposizionamento europeo, che punta a costruire nuovi equilibri economici e di sicurezza in un mondo sempre più frammentato.
Gloria Giovanditti
Dopo vent’anni di attesa, l’asse Ue-India diventa realtà





