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Lombardia: cresce l’allerta povertà in Regione

Aumento del 20% dei nuclei percettori di reddito o pensione di cittadinanza dall’inizio dell’anno. Lombardia terza per numero di domande presentate dopo Campania e Sicilia.

 

Cresce l’allerta in Lombardia per quanto riguarda le situazioni di povertà. Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Inps sui percettori di reddito e pensione di cittadinanza parlano di un aumento che sfiora il 20% rispetto all’inizio dell’anno. Nella Regione che muove un quarto del Pil nazionale, circa due cittadini su cento si barcamenano con poco più di 400 euro al mese.

Sono 88.287 i nuclei familiari, per un totale di 181.448 persone, che percepiscono reddito o pensione di cittadinanza in Lombardia. Nel dettaglio sono 164.961 le persone cui è destinato il reddito di cittadinanza, per un totale di 73.298 nuclei, che arrivano in media a 481,17 euro mensili, mentre sono 16.487 i beneficiari della pensione di cittadinanza, poco meno di 15mila nuclei che non arrivano a 230 euro mensili.

Al capoluogo lombardo il triste primato della provincia con il maggior numero di situazioni di necessità. 39.752 sono infatti i nuclei familiari percettori di reddito (33.514) o pensione di cittadinanza (6.238), che corrispondono al 2,4% della popolazione residente a Milano. Una percentuale simile per la provincia di Pavia, seguita da Brescia, Cremona, Lodi e Mantova con l’1,7%, Varese che si attesta all’1,6%, Monza con l’1,4%, Bergamo all’1,3%, Como con l’1,1% e al di sotto dell’1% chiudono Lecco e Sondrio.

Alla data dell’11 novembre 2020, cui fa riferimento il rapporto dell’Osservatorio, i nuclei familiari che hanno presentato domanda di reddito o pensione di cittadinanza all’Inps sono stati 2.564.035 su scala nazionale. 1.541.122 domande sono state accolte, 447.099 risultano in lavorazione e 575.814 sono invece state respinte o cancellate. Da aprile 2019 a oggi, 188.950 nuclei sono decaduti dal diritto.

Il 10% delle domande presentate proviene dalla Lombardia, preceduta solo da Campania e Sicilia. Sulle 252.343 richieste giunte all’Inps, 137.390 hanno trovato accoglimento, di cui 25.819 cessate con il termine dei primi 18 mesi di erogazione e 23.284 quelle decadute. Poco più di 75mila sono state quelle respinte e circa 40mila sono quelle in lavorazione. 16.468 sono invece i nuclei familiari che hanno fatto nuovamente richiesta del sussidio dopo la scadenza del primo ciclo.

Dati che allarmano soprattutto in previsione del prossimo anno quando verranno meno i blocchi dei licenziamenti e si teme un incremento delle situazioni di povertà. Già guardando alle statistiche che riguardano il reddito d’emergenza introdotto con il decreto Rilancio nel maggio scorso, si scorgono le prime avvisaglie. A livello nazionale sono state registrate poco meno di 600mila domande, di cui 84.042 in Lombardia per il periodo che va da maggio ad agosto, di queste 28.966 accolte e 54.289 quelle respinte. Con la proroga della misura sono state presentate, per il periodo che va da settembre ad ottobre, 435.517 domande su scala nazionale, di cui 40.246 in Lombardia, dove 19.348 nuclei familiari hanno ottenuto risposta positiva, 16.588 sono state rigettate e 4.310 sono in attesa di definizione da parte dell’Inps.

Micol Mulè

 

 

 

 

 

 

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