Si moltiplicano i timori e i segnali riguardo al fatto che quella in Iran sarà una guerra lunga. Donald Trump tiene ormai una conferenza stampa al giorno e continua a ribadire che gli Stati Uniti hanno annientato gran parte delle infrastrutture militari iraniane, dai lanciatori di missili alla flotta navale. Eppure, Teheran continua a lanciare missili e droni, colpendo le basi americane nel Golfo e seminando il panico tra Dubai, Abu Dhabi fino al Kuwait e all’Oman, costringendo le autorità locali a chiudere gli aeroporti.
Uno degli ultimi avvertimenti è arrivato dall’estremo oriente. Il presidente sudcoreano, Lee Jae-myung, ha invitato il governo del suo Paese a prepararsi a un conflitto prolungato in Medio Oriente e al rischio di nuovi shock sui prezzi di gas e petrolio: “È necessario sviluppare misure ipotizzando una durata prolungata della crisi, anche nello scenario peggiore”, ha spiegato Lee. Seul, così, si prepara a misure di risparmio energetico tra cui la circolazione ridotta delle auto e un aumento della produzione delle centrali nucleari.
Il segnale più evidente che questa guerra probabilmente non terminerà tra una settimana, arriva proprio da Donald Trump. Il presidente statunitense dovrebbe incontrare l’omologo cinese Xi Jinping a Pechino tra fine di marzo e inizio aprile, ma Trump punta a far slittare il vertice di un mese, forse due. “Stiamo parlando con la Cina. Mi piacerebbe andare, ma a causa della guerra voglio restare qui”, ha dichiarato Trump alla Casa bianca. Nel frattempo, il tentativo di Washington di metter su una coalizione di Paesi per scortare le navi attraverso lo stretto di Hormuz appare fallimentare: l’Europa si è rifiutata, Trump ha fatto appello direttamente a Pechino ma finora il progetto non sembra in grado di decollare.





