Nonostante dieci giorni di bombe, l’Iran mantiene la linea dura: i Pasdaran rivendicano, infatti, il diritto di decidere loro quando finirà la guerra. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha affermato che Teheran “non sta assolutamente cercando un cessate il fuoco”, aggiungendo che al “nemico” deve essere “impartita una lezione” per impedire nuove aggressioni in futuro, secondo quanto riporta il FT. Toni più diplomatici sono arrivati, invece, dal Foreign Office. “Se si stabilisce ora un cessate il fuoco e sei mesi dopo attaccano di nuovo la Repubblica islamica dell’Iran, questo non ha alcun significato”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabad, secondo quanto riporta Tasnim, un’agenzia di stampa locale legata al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Secondo alcune agenzie, in questo modo Gharibabad avrebbe aperto a un cesssate il fuoco, ma solo in caso di garanzie di sicurezza che tutelino gli iraniani da un futuro attacco Usa/Israele.
La diplomazia iraniana non è per nulla ingenua, nemmeno sul fronte della comunicazione. Con questa velata richiesta, Teheran si mette sullo stesso piano di Kiev e dunque, implicitamente, in questo caso la parte dell’aggressore imperialista la svolgono gli Stati Uniti d’America in maniera speculare a quello che sta facendo la Russia di Putin in Ucraina. “Cina, Russia, Francia e anche alcuni paesi della regione sono in contatto con noi”, ha spiegato Gharibabad in merito alla possibilità di un’iniziativa diplomatica che fermi la guerra.
La comunicazione americana, invece, è alquanto erratica. Il Pentagono ha scritto lunedì su X che la guerra “è appena iniziata”, mentre Donald Trump diceva a CBS News che “la guerra è praticamente conclusa, finirà presto”. Lunedì sera, tuttavia, il presidente Usa, durante una conferenza stampa, ha detto che dopo dieci giorni di guerra “potremmo definirla un successo” l’operazione Epic Fury, lasciando intendere che gli Usa potrebbero fermarsi, salvo aggiungere un secondo dopo che gli Stati Uniti andranno “oltre”. Nel mezzo, c’è stata anche una telefonata tra Trump e Putin lunga un’ora. I tycoon ha riferito che l’autocrate del Cremlino “vuole essere d’aiuto”.





