La Commissione europea si prepara a presentare l’Industrial Accelerator Act, una nuova strategia industriale pensata per rafforzare la capacità produttiva del continente e sostenere i settori ritenuti strategici. Dopo vari rinvii, il provvedimento dovrebbe introdurre un principio destinato a incidere profondamente sulle politiche industriali europee: il criterio del “Buy European”, fortemente sostenuto dalla Francia e pensato per orientare investimenti pubblici e privati verso la produzione realizzata all’interno dell’Unione.
L’obiettivo è rafforzare l’autonomia industriale europea in una fase segnata da competizione globale crescente, tensioni geopolitiche e transizione energetica. Il regolamento dovrebbe infatti stabilire che, quando vengono utilizzati fondi pubblici – attraverso appalti, aste, incentivi fiscali o aiuti di Stato – una quota minima dei prodotti e dei componenti impiegati debba provenire da filiere produttive europee.
Tre i comparti su cui Bruxelles intende concentrare gli sforzi: le industrie ad alta intensità energetica, in particolare acciaio e alluminio; il settore automobilistico; e le tecnologie pulite. Si tratta di segmenti considerati cruciali sia per la competitività economica sia per la sicurezza industriale del continente.
Secondo le bozze circolate nelle ultime settimane, per le industrie energivore verrebbe introdotto l’obbligo di utilizzare almeno il 20% di acciaio a basse emissioni di carbonio e il 25% di alluminio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea. L’obiettivo è sostenere la decarbonizzazione delle filiere industriali senza indebolire la base manifatturiera europea, oggi sotto pressione per i costi energetici e la concorrenza internazionale.
Sul fronte delle tecnologie pulite, il regolamento dovrebbe definire con maggiore precisione quali componenti dovranno essere realizzati all’interno dell’Unione. Tra i settori coinvolti figurano l’eolico, il solare fotovoltaico, gli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno, le pompe di calore e anche il nucleare. L’intento è evitare che la transizione energetica europea finisca per dipendere eccessivamente da forniture esterne, in particolare asiatiche.
Un capitolo centrale riguarda l’automotive, comparto chiave per l’economia europea e attraversato da una profonda trasformazione tecnologica. La proposta dovrebbe prevedere che le auto elettriche siano assemblate integralmente nell’Unione e che almeno il 70% dei componenti provenga da Paesi membri, con l’esclusione delle batterie. Bruxelles starebbe inoltre lavorando alla definizione di una lista di partner “affidabili”, i cui prodotti potrebbero essere considerati equivalenti ai criteri di contenuto europeo.
Il testo definitivo è ancora oggetto di negoziazione all’interno del collegio dei commissari e alcuni parametri – come percentuali e soglie di contenuto europeo – potrebbero essere modificati prima dell’adozione finale. Resta però chiara la direzione politica: rafforzare la capacità industriale del continente e garantire che gli investimenti legati alla transizione verde e tecnologica contribuiscano allo sviluppo della produzione europea. In un contesto globale segnato da politiche industriali sempre più assertive, dall’Inflation Reduction Act statunitense alle strategie di sostegno alla manifattura in Asia, l’Unione prova così a costruire una risposta che tenga insieme competitività, autonomia strategica e transizione energetica.
Gloria Giovanditti
Dall’acciaio all’auto elettrica: la nuova strategia Ue per rafforzare la produzione europea





