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martedì 3 Marzo, 2026
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Costo dell’energia e competitività: cosa dicono i numeri di Confcommercio

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Per molte imprese italiane il costo dell’energia non è più una voce tra le tante, ma un fattore che condiziona direttamente scelte industriali, piani di investimento e prospettive di crescita. Negli ultimi anni l’aumento dei prezzi di elettricità e gas ha inciso in modo strutturale sui conti aziendali, alimentando un malcontento diffuso soprattutto tra le imprese manifatturiere e quelle più energivore. Un problema che oggi viene indicato come uno dei principali freni alla competitività del sistema produttivo nazionale.

A riportare il tema al centro del dibattito è Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, secondo cui senza un intervento strutturale sui prezzi dell’energia diventa difficile non solo attrarre nuovi investimenti, ma anche trattenere quelli esistenti. Il costo dell’energia, in questa prospettiva, non è un problema contingente ma un elemento che incide sulla capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali. Da qui l’attesa per un decreto Energia che dovrebbe intervenire su una materia complessa, fatta di molte variabili e interessi intrecciati, ma considerata centrale per il futuro industriale del Paese.

Il confronto con gli altri Paesi europei aiuta a capire la portata del problema. I dati elaborati da Confcommercio mostrano che tra il 2019 e il 2025 il prezzo dell’elettricità in Italia è aumentato del 122%. Nello stesso periodo l’incremento è stato del 64% in Francia e del 36% in Spagna. Proprio il caso spagnolo viene spesso citato come esempio di maggiore competitività: in alcuni mesi, grazie a un diverso assetto del mercato e a un mix energetico più favorevole, i prezzi dell’energia sono arrivati a zero o addirittura in territorio negativo. Un divario che si traduce in un vantaggio concreto per le imprese localizzate oltreconfine, soprattutto nelle fasi di produzione più energivore.

Alla base di questo squilibrio c’è anche la struttura del sistema energetico italiano. A sottolinearlo è Elettricità Futura, l’associazione che rappresenta le principali aziende della filiera elettrica nazionale, dalla produzione alla distribuzione. Secondo l’organizzazione, l’Italia paga uno storico ritardo legato a un mix energetico ancora fortemente dipendente dal gas, che rende i prezzi più esposti alle dinamiche internazionali. La soluzione indicata è un’accelerazione decisa sulle fonti rinnovabili, accompagnata da una semplificazione delle procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti, così da aumentare l’offerta di energia a costi più stabili nel medio-lungo periodo.

Il tema dell’energia si intreccia infine con quello della credibilità del Paese sui mercati internazionali. Il recente miglioramento dell’outlook dell’Italia da parte di S&P Global viene letto anche come un segnale utile nella relazione con investitori e partner esteri. In questo quadro, il costo dell’energia diventa un elemento chiave della narrazione industriale italiana: non solo conti pubblici e debito, ma capacità produttiva, solidità delle imprese e condizioni strutturali che rendono sostenibile fare impresa nel Paese. Un passaggio cruciale, soprattutto in una fase in cui le aziende sono chiamate a programmare investimenti e strategie su orizzonti sempre più lunghi.

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