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lunedì 2 Marzo, 2026
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Furti, sabotaggi e allarmi digitali: la corsa delle aziende alla sicurezza

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Negli ultimi cinque anni il 60% delle imprese italiane ha dovuto fronteggiare almeno un episodio di furto di materiali o sabotaggio. Un dato che racconta un’evoluzione profonda del concetto di rischio: la sicurezza fisica, per anni relegata in secondo piano rispetto alla cybersicurezza, è tornata a occupare un posto centrale nelle strategie aziendali. Secondo il report Physical Security Statistics di Scoop Market, presentato al Richmond Italia Security Director Forum di Rimini, il 75% delle aziende considera oggi la protezione delle infrastrutture una priorità strategica, anche per effetto delle nuove vulnerabilità introdotte dalla digitalizzazione degli impianti.

La trasformazione in corso riguarda tanto la mentalità quanto gli strumenti. L’indagine sottolinea che la minaccia non è più confinata al furto fisico o al danneggiamento degli impianti, ma si estende alla continuità operativa, alla reputazione e alla resilienza complessiva dell’organizzazione. Le imprese stanno quindi ripensando i propri modelli di difesa, puntando su sistemi capaci di integrare componenti fisiche e digitali. In quest’ottica, il 40% delle organizzazioni ha aumentato il budget per la sicurezza nell’ultimo anno, orientandosi verso tecnologie che permettono di creare ambienti reattivi e intelligenti, in grado di segnalare anomalie e rispondere in tempo reale.

L’approccio più diffuso è quello dell’integrazione e complementarietà tra diverse soluzioni: videosorveglianza, controllo accessi, sensori ambientali e barriere fisiche non sono più elementi indipendenti, ma parti di un unico ecosistema. Il 50% delle aziende investe nel controllo degli accessi, considerato il primo livello di protezione per regolare l’ingresso alle aree sensibili. Il 30% adotta sistemi di videosorveglianza per monitorare costantemente le attività, mentre il 20% si concentra sulla sicurezza perimetrale, ritenuta indispensabile per prevenire intrusioni e accessi non autorizzati. Il quadro che emerge è quello di un tessuto produttivo che punta a una sicurezza integrata, dove la tecnologia diventa strumento di governance, prevenzione e tutela del capitale fisico e reputazionale.

 

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