“L’Ucraina ha perso un quinto del suo territorio nella guerra, i russi se lo sono preso. In questo modo finisce anche la sua sovranità”: parole proferite da Viktor Orbán, secondo quanto riportato dall’agenzia tedesca Dpa. Secondo il premier ungherese, l’Ucraina non sarebbe più un Paese indipendente e se l’Occidente decidesse di non aiutare più Kiev, “a quel punto non ci sarebbe più” alcuna Ucraina.
Orbán guida un Paese dipendente dal gas russo, è contrario all’entrata di Kiev nell’Unione Europea e da quando Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, l’Ungheria è stata la spina nel fianco della Commissione Ue, ostacolando in diversi modi i molteplici pacchetti di sanzioni contro la Russia approvati negli ultimi tre anni e mezzo da Bruxelles. Secondo Orbán, il problema non sono i continui tentativi di destabilizzazione dell’Europa da parte di Mosca tramite droni, violazioni dello spazio aereo e altri mezzi di guerra ibrida. No, la colpa è dell’Ue e di alcune Stati, come Polonia e i Paesi Baltici, che rischiano di provocare il Cremlino con l’insistenza sul riarmo e su rafforzare il confine orientale della Nato. Secondo il premier ungherese, infatti, “l’Europa sta avanzando a grandi passi verso la guerra”.
Eppure, Orbán ha espresso un concetto vero: senza l’aiuto occidentale, l’Ucraina soccomberebbe alla macchina da guerra russa. Ma questo non vuol dire che Kiev ha perso la sua sovranità e anche se ciò accadesse, come per esempio nella Francia invasa dai nazisti, non verrebbe meno l’impeto ideale di riconsegnare a un popolo il suo Paese, libero dagli invasori. Il regime nazista in Francia è durato cinque anni, quello sovietico sull’Europa orientale circa 45 anni. L’Ucraina combatte per non fare la stessa fine.





