Chi lavora ogni giorno nei laboratori, nelle università e negli uffici dedicati all’innovazione non è mai stato così numeroso. Nel 2023 il personale impiegato nella ricerca e sviluppo ha raggiunto le 519mila unità, con una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. Un’espansione che conferma il ruolo sempre più centrale di questo settore per la competitività del Paese. A trainare l’aumento sono state soprattutto le istituzioni pubbliche, che segnano un balzo del 6,6%, e le università, cresciute del 5,0%. Più contenuto l’andamento delle imprese private (+1,6%) e del comparto non profit (+0,4%).
Per valutare in modo più preciso l’impegno effettivo, l’Istat utilizza il parametro delle unità equivalenti a tempo pieno (Etp), che consente di calcolare come se tutti lavorassero a tempo pieno. Con questo criterio gli addetti risultano 348mila, in aumento del 2,9% rispetto al 2022. La crescita resta più marcata nel settore pubblico (+6,1% nelle istituzioni e +6,5% nelle università), mentre nelle imprese l’aumento è limitato (+0,8%) e nel non profit si registra addirittura un calo (-1,2%). All’interno del totale, i ricercatori costituiscono la componente più qualificata: in termini di Etp sono 170mila, pari al 48,9% del totale, in crescita dell’1,9%.
Un capitolo a parte riguarda la presenza femminile. Nel 2023 le donne attive nella ricerca e sviluppo sono state 183mila, pari al 35,3% del totale, con una variazione positiva del 5,1% in un anno, superiore alla media complessiva. Se si guarda alle unità equivalenti a tempo pieno, le donne sono 121mila, con un incremento del 5,4% rispetto al 2022. È un segnale importante, che indica un progressivo rafforzamento del contributo femminile in un ambito che richiede sempre più competenze diversificate e una pluralità di prospettive.





