Negli Stati Uniti, la guerra è prerogativa del presidente (anche se il potere formale di dichiarare guerra spetta esclusivamente al Congresso), in quanto l’inquilino della Casa Bianca è il ‘Commander in Chief’, cioè colui che, secondo la Costituzione americana, detiene l’autorità suprema su tutti i rami militari (Esercito, Marina, Aeronautica, Marines, Forza Spaziale e Guardia Costiera). Operativamente, la guerra è condotta dai generali, anche se finora il conflitto contro l’Iran si è limitato a bombardamenti e blocchi navali, escludendo l’impegno di forze di terra.
Quando entra in gioco la diplomazia, però, allora la palla passa in mano ai diplomatici, o almeno così dovrebbe essere. Donald Trump, infatti, è un presidente iperconnesso e grazie alla diffusione che permettono i social media, di fatto conduce una diplomazia parallela e preminente rispetto a quella che dovrebbero portare avanti i suoi inviati. Anche altri leader utilizzano social come X per comunicare, ma l’uso erratico che fa Trump del suo social Truth sta mandando in confusione tutto il processo negoziale con Teheran.
Un tempo, infatti, i presidenti americani intervenivano nei negoziati solo dopo un lungo lavoro da parte del Dipartimento di Stato o, in caso della presidenza Nixon, dopo l’instancabile lavoro di Henry Kissinger, plenipotenziario della politica estera americana tra la fine degli anni ‘60 e una parte degli anni ‘70. Reagan incontrava Gorbaciov a Ginevra o in Islanda: un incontro tra leader, mentre ora Trump spara a zero contro tutti i vertici iraniani. Questa settimana JD Vance sembrava fosse in procinto di partire per un secondo round di colloqui a Islamabad, salvo annullare tutto per la decisione di Teheran di non partecipare a causa delle violazioni del cessate il fuoco da parte Usa e delle “richieste eccessive” di Washington. A sua volta Trump ha accusato l’Iran di violare il cessate il fuoco, salvo poi prorogare la tregua in scadenza su richiesta del Pakistan e in attesa di una proposta da parte degli iraniani.
Negli scorsi giorni, Trump sembra aver mandato a rotoli il dialogo diplomatico a causa delle sue esternazioni social. Secondo quanto ricostruito dalla CNN, il presidente statunitense avrebbe ignorato i consigli dei suoi collaboratori, decidendo di pubblicare alcuni post e parlare con alcuni giornalisti mentre i pakistani facevano la spola per aggiornare americani e iraniani sui progressi in corso. Trump ha dichiarato che l’Iran aveva accettato la consegna dell’uranio arricchito e la sospensione “illimitata” del suo programma nucleare, peccato che nessuno di questi due punti era stato formalizzato: i negoziati erano ancora in corso, ma queste dichiarazioni del tycoon hanno fatto irritare gli iraniani. Secondo quanto riporta Adnkronos, che riporta le parole di un funzionario coinvolto nei colloqui, gli iraniani non hanno apprezzato il fatto che il presidente negoziasse tramite i social, dando l’impressione di accordi già chiusi su punti ancora aperti e politicamente sensibili”. Insomma, se le bombe richiedono solo un via libera per essere lanciate, la diplomazia ha bisogno di tempo, rispetto e soprattutto pazienza, elementi che non sembrano affini al 47esimo presidente americano.






