back to top
giovedì 26 Marzo, 2026
Sign In
spot_img
spot_img

Guerra in Iran, crescita a rischio: Confindustria avverte su stagnazione e recessione

spot_img

I più letti

L’eventuale prolungarsi della guerra in Iran potrebbe avere effetti rilevanti sull’economia italiana ed europea. Secondo le previsioni di primavera del Centro studi di Confindustria, se il conflitto dovesse risolversi entro la fine di marzo, la crescita del Pil italiano nel 2026 subirebbe comunque un ridimensionamento, fermandosi al +0,5%.
Lo scenario peggiora sensibilmente nel caso in cui le tensioni in Medio Oriente si protraggano fino a giugno, con il possibile blocco dello stretto di Hormuz e conseguenti difficoltà nell’approvvigionamento di gas e petrolio: in tale ipotesi, l’economia rischierebbe una fase di stagnazione. Nell’eventualità più grave, con una crisi prolungata per tutto il 2026, l’Italia entrerebbe invece in recessione, con un calo del Pil stimato allo 0,7%.
Il quadro delineato dagli industriali evidenzia un clima di forte incertezza, condiviso anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che sottolinea come un conflitto prolungato potrebbe produrre effetti negativi duraturi sia sulle forniture energetiche sia sulla fiducia di imprese e consumatori. Eventuali revisioni delle stime di crescita saranno valutate nel Documento di finanza pubblica previsto per aprile.
Per Confindustria è necessario intervenire con misure rapide e coordinate, soprattutto a livello europeo, per sostenere il sistema produttivo e garantire la continuità delle catene di approvvigionamento. L’associazione degli industriali chiede in particolare una risposta politica condivisa, capace di rafforzare la competitività internazionale e mantenere in Italia produzioni strategiche destinate all’export.
Tra le proposte avanzate figurano strumenti straordinari sul modello di quelli adottati durante la pandemia, come l’emissione di debito comune europeo e la creazione di un vero mercato unico dell’energia. Sul piano nazionale, invece, viene sollecitata una rapida attuazione di misure a sostegno delle imprese e delle famiglie, tra cui interventi sul costo dell’energia e incentivi agli investimenti.
L’impatto della crisi energetica potrebbe essere significativo: con quattro mesi di guerra, le imprese manifatturiere italiane sosterrebbero costi aggiuntivi per circa 7 miliardi di euro, cifra che salirebbe a 21 miliardi se il conflitto dovesse proseguire fino alla fine dell’anno. Parallelamente, l’inflazione tornerebbe a crescere, con un possibile picco vicino al 3%.
Sul fronte monetario resta alta l’attenzione alle decisioni della Banca centrale europea. In uno scenario favorevole è previsto un rialzo contenuto dei tassi entro la fine dell’anno, ma un conflitto prolungato potrebbe determinare aumenti più consistenti, aggravando ulteriormente il peso finanziario per imprese e famiglie.

Andrea Valsecchi

- Advertisement -spot_img

Altri articoli

- Advertisement -spot_img

Articoli recenti