L’intelligenza artificiale sta entrando anche nella filiera dell’importazione e distribuzione in Italia di macchine utensili, utensileria e attrezzature, strumenti di misura come risposta alla crescente richiesta di rapidità, precisione e autonomia nel settore della produzione industriale. Lo rileva l’Osservatorio IA ASCOMUT, sulla base di un’indagine realizzata nel secondo semestre 2025, che fotografa un settore particolarmente interessato ad utilizzare questo nuovo strumento in tutta la filiera.
L’adozione dell’intelligenza artificiale è in crescita, ma spesso non ha superato la fase di sperimentazione. Inoltre, alcuni fattori chiave – come qualità dei dati, capacità di analizzare e trasformare i processi, adeguamento dell’organizzazione e misurabilità delle soluzioni – se non opportunamente affrontati, rischiano di allontanare l’obiettivo ultimo, ovvero la crescita di competitività.
Entrando nello specifico, l’indagine dell’Osservatorio IA ASCOMUT rileva la persistenza di molteplici “barriere” alla partenza, ovvero nella fase di adozione dell’IA da parte delle imprese. Le principali cause evidenziate dalle aziende associate ad ASCOMUT sono la poca consapevolezza circa gli ambiti di utilizzo effettivo, competenze interne insufficienti e altre priorità/progetti concorrenti. Seguono incertezza su costi/ritorno e rischi/sicurezza percepiti.
Dove invece l’IA è già applicata emergono benefici in termini di produttività e qualità su contenuti e conoscenza. Le applicazioni più frequenti sono orientate a ridurre tempi e aumentare coerenza: supporto a documenti e traduzioni, materiali commerciali, accesso rapido a procedure e documentazione tecnica, assistenza basata su documenti (manuali, schede, FAQ) e analisi di dati.
L’indagine inoltre mette in luce alcune criticità, in particolare ne evidenzia di ricorrenti su baseline e KPI (benefici percepiti, ma non misurati), qualità/consistenza delle informazioni di prodotto (varianti, compatibilità, versioni) e governance (chi decide, con quali regole e controlli). Da non sottovalutare poi un segnale chiaro che emerge dalle aziende sul tema della formazione interna, considerata ancora marginale. Sono poche, infatti, quelle che dichiarano di aver avviato un percorso formativo interno, un indicatore che spiega perché l’IA non sia presa in considerazione o rimanga confinata a usi individuali non strutturati.
I risultati, secondo il presidente di ASCOMUT, Andrea Bianchi, sono in linea con le aspettative: “L’eterogeneità delle aziende interpellate e l’estrema varietà delle soluzioni operative offerte in ambito IA hanno contribuito a restituirci un quadro caratterizzato da una certa disomogeneità di percezione, atteggiamento e capacità di applicazione – ha sottolineato -. A questo punto vogliamo agire da facilitatori presentando proposte realizzabili e di concreta utilità che supportino il nostro sistema d’imprese verso una maggiore integrazione dell’AI all’interno dei loro processi”.





