Gli unici soddisfatti dei negoziati trilaterali Kiev-Mosca-Washington di questa settimana a Ginevra sono gli americani. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato ai giornalisti che “le parti hanno compiuto progressi significativi”. Quali? Non è dato sapere. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che il suo Paese “è interessato ai risultati e, ad oggi, non possiamo dire che il risultato sia sufficiente”.
Una fonte ha raccontato all’agenzia ucraina RBC un retroscena: a Ginevra ci sono stati dei progressi per quanto riguarda le tematiche militari, ma il vero scoglio è sul fronte politico. La richiesta di Mosca, infatti, non è cambiata: Putin vuole che gli ucraini si ritirino da tutto il Donetsk. Ecco perché, secondo la fonte di RBC, ormai è indispensabile un incontro ai massimi livelli, tra Zelensky e Putin. Il presidente ucraino, nel frattempo, spera di fare ulteriori progressi nei colloqui già al prossimo incontro che “sarebbe opportuno che si svolgesse già a febbraio”, ha sottolineato il leader.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, c’è un doppio rischio. Da una parte, si teme che Washington si accontenti, per ora, del semplice fatto che russi e ucraini siano attorno a un tavolo a parlarsi, quasi a prescindere dall’ottenimento di un risultato nel breve periodo. Dall’altra parte, c’è il rischio che l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, cerchi di addolcire l’andamento della situazione diplomatica per non perdere i favori del presidente Usa. Insomma, un classico esempio del consigliere che racconta la sua versione dei fatti per rimanere nelle grazie del principe. Si tratta di un’ipotesi, un fatto, invece, rimane incontrovertibile: tra due giorni scatterà il quarto anniversario dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina e l’amministrazione Trump, in tredici mesi, non è riuscita a forzare Putin verso un cessate il fuoco.






