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domenica 1 Febbraio, 2026
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Imprese più fiduciose, famiglie ancora caute: segnali di ripresa tra servizi e industria

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Segnali contrastanti dall’economia italiana a inizio 2026: le imprese tornano a guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi, mentre le famiglie restano caute, ancora alle prese con gli effetti di un potere d’acquisto eroso negli ultimi anni.
Secondo gli ultimi dati Istat, a gennaio l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese è salito a 97,6, toccando il livello più alto dall’inizio del 2024. Un miglioramento che riflette soprattutto il buon andamento del settore dei servizi, balzato oltre quota 103, e una timida “ripresina” della manifattura, penalizzata a lungo da dazi e incertezza internazionale. In controtendenza restano invece le costruzioni e il commercio al dettaglio, dove le valutazioni degli operatori continuano a essere negative sia nella grande distribuzione sia nel canale tradizionale.
Sul fronte dei consumatori, la fiducia cresce solo di pochi decimali, attestandosi a 96,8. A sostenere il lieve rialzo sono le attese sulla situazione economica generale, sul mercato del lavoro e una percezione un po’ più favorevole delle possibilità di risparmio. Un segnale che si inserisce in un contesto di inflazione contenuta e rinnovi contrattuali che nel corso del 2025 hanno contribuito a una graduale ripresa del potere d’acquisto.
Resta però il peso del passato recente: la ricchezza netta delle famiglie italiane, al netto dell’inflazione, risulta ancora inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli del 2021. Un’eredità che continua a frenare i consumi e a rendere prudente l’atteggiamento delle famiglie.
Nel quadro complessivo, l’industria mostra segnali di stabilizzazione dopo una lunga fase recessiva, con la produzione che a fine 2025 ha registrato un moderato rimbalzo. Tuttavia, gli indicatori anticipatori e le stime sulla crescita economica nazionale dipingono un 2026 ancora all’insegna della cautela, tra venti internazionali contrari e una domanda interna che fatica a ritrovare pieno slancio.

Andrea Valsecchi

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