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martedì 13 Gennaio, 2026
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Usa, la nuova era dopo il blitz in Venezuela: Trump vuole acquistare la Groenlandia, ma non esclude l’uso della forza militare

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Inizialmente sembrava uno dei soliti eccessi di Donald Trump, ma dopo il blitz in Venezuela che ha detronizzato Nicolas Maduro ora la faccenda si fa seria: il 47esimo presidente americano vuole davvero la Groenlandia e sembra disposto a usare anche l’esercito per ottenerla. La conferma è arrivata direttamente dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, la quale ha specificato che “il presidente e il suo team stanno discutendo una serie di opzioni per raggiungere questo importante obiettivo di politica estera”, sottolineando che “naturalmente, l’utilizzo delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del Comandante in Capo”.

Le ragioni? “Sicurezza nazionale” secondo Washington, una locuzione abbastanza vaga o, meglio, dentro la quale è possibile far rientrare diversi obiettivi, tra cui quello bizzarro di prendersi la Groenlandia, “fondamentale per scoraggiare i nostri avversari nella regione artica” ha dichiarato Leavitt. Secondo alcuni media, gli Stati Uniti starebbero lavorando a un accordo direttamente con la Groenlandia, escludendo la Danimarca. Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, si è affrettato a specificare che Trump vuole comprare l’isola, non invaderla. Già nel 2019 Trump aveva fatto sapere di essere interessato all’acquisto della regione, ricevendo tuttavia un secco rifiuto dai danesi. L’Europa, per ora, appare abbastanza compatta nel sostenere l’indipendenza della Groenlandia, anche se finora i leader del vecchio continente hanno mantenuto un linguaggio abbastanza prudente dal momento che non possono permettersi di perdere il sostegno Usa all’Ucraina.

L’enorme isola di ghiaccio tra Europa e America fa parte del Regno di Danimarca da cui ha ottenuto l’autogoverno nel 1979 e un’ampia autonomia in epoca più recente. La regione è vasta, con una superficie di 2 milioni di metri quadri (appena fuori dalla top ten dei territori più grandi al mondo) di cui circa l’80% ricoperto da ghiaccio. Difficile, tuttavia, non credere che a Trump faccia gola un elemento chiave dell’economia globale e dello sviluppo tecnologico: le terre rare. Secondo La Stampa, nell’isola sarebbero presenti quasi il 20% delle riserve globali di terre rare, pari a 1,5 milioni di tonnellate, fondamentali per le batterie e dunque per la transizione energetica e la mobilità elettrica, ma anche per la produzione degli smartphone e dei loro ecosistemi, per la produzione di chip e di tecnologie avanzate per la difesa e l’aerospazio.

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