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domenica 12 Aprile, 2026
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Surplus commerciale, Italia prima al mondo grazie al nuovo Made in Italy

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Nel commercio internazionale, la capacità di generare saldo commerciale positivo rappresenta una misura diretta della solidità di un sistema produttivo. Non è solo un indicatore contabile: è la sintesi di competitività, specializzazione e posizionamento lungo le catene globali del valore. I dati più recenti disponibili – quelli definitivi relativi al 2024, ultimo anno chiuso con statistiche consolidate – arrivano dal report della Fondazione Edison presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il quadro è netto: l’Italia registra 62 miliardi di euro di surplus nel “nuovo Made in Italy”, posizionandosi al primo posto mondiale, con un vantaggio di 20,3 miliardi sulla Germania e 23,7 miliardi sulla Francia. Il surplus – differenza tra esportazioni e importazioni di beni – segnala la capacità di un Paese di creare valore sui mercati esteri, sostenere la crescita del PIL e rafforzare l’equilibrio dei conti con l’estero.

Il dato si inserisce in una struttura produttiva articolata su tre assi. Il primo è il “nuovo Made in Italy”, che concentra la dinamica più espansiva: 60,8 miliardi di saldo positivo nei primi nove mesi del 2024, trainati da farmaceutico, agroalimentare e nautica. Il farmaceutico supera 69 miliardi di export nel 2025, confermando un’elevata intensità tecnologica e una forte integrazione nelle filiere globali. Il secondo asse è il Made in Italy tradizionale, con un surplus di 38 miliardi, secondo al mondo ma distanziato dalla Cina (210,5 miliardi) e insidiato dalla crescita di economie emergenti come il Vietnam (+17,5 miliardi nel decennio). Il terzo è la meccanica, comparto ad alta produttività e contenuto di capitale, che registra 44,7 miliardi di surplus e si posiziona al terzo posto globale. Al suo interno emergono nicchie altamente competitive: macchine per imballaggio (+6,7 miliardi di saldo) e componentistica come la rubinetteria (9,3 miliardi di export). Il quadro complessivo è sostenuto da un export superiore a 643 miliardi e da un incremento degli investimenti esteri pari al +18%.

La lettura del saldo commerciale complessivo evidenzia tuttavia due squilibri strutturali. Il disavanzo energetico raggiunge -51,3 miliardi, mentre quello dell’automotive si attesta a -14,5 miliardi nel 2025, entrambi in peggioramento di oltre 8 miliardi rispetto al 2019. Si tratta di componenti che riflettono una dipendenza dall’estero su input strategici e una debolezza in segmenti industriali ad alta intensità di scala. Al netto di energia e veicoli, l’Italia si collocherebbe al terzo posto tra i Paesi del G20 per saldo commerciale, dietro a Cina e Germania. Il nodo resta quindi il costo dell’energia e la sua volatilità, amplificata dalle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente. In questo contesto, la tenuta del surplus non dipende solo dalla performance delle esportazioni, ma dalla capacità di intervenire sui fattori strutturali che incidono sulla competitività complessiva del sistema.

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