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giovedì 9 Aprile, 2026
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Tensioni in Medio Oriente, export resiliente ma cresce il rischio per le imprese

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Il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare un elemento di incertezza per il commercio internazionale, ma non ha ancora compromesso in modo significativo le aspettative delle imprese esportatrici. Secondo la Global Survey Allianz Trade 2026, che ha coinvolto circa 6.000 aziende in 13 mercati tra febbraio e marzo, oltre il 70% delle imprese prevede ancora una crescita delle esportazioni nel corso dell’anno.
Il dato evidenzia una sostanziale tenuta della fiducia, soprattutto se confrontato con lo shock tariffario del 2025, quando le aspettative degli operatori economici subirono un brusco calo. Tuttavia, l’ottimismo resta fragile e strettamente legato alla durata del conflitto e alla stabilità delle rotte commerciali.
Se le prospettive sull’export rimangono positive, emergono segnali di tensione sul fronte finanziario. I tempi di pagamento si stanno progressivamente allungando: la quota di aziende pagate entro 30 giorni è scesa dal 10% al 7%, mentre quelle che attendono oltre 70 giorni sono salite dal 15% al 24%.
Guardando ai prossimi mesi, il 43% delle imprese prevede un ulteriore peggioramento delle condizioni di pagamento, mentre il rischio di mancato pagamento è percepito in aumento dal 40% delle aziende, con un incremento significativo rispetto al periodo precedente al conflitto.
Di fronte a uno scenario geopolitico instabile, le imprese stanno adottando strategie di adattamento sempre più articolate. Le principali misure riguardano l’aumento delle scorte e la diversificazione verso nuovi mercati, scelte adottate dal 64% delle aziende, insieme alla ricerca di nuovi fornitori (63%).
Anche la logistica viene ripensata: oltre la metà delle imprese sta individuando rotte di spedizione o vettori alternativi, mentre cresce il ricorso a broker doganali per accelerare le procedure di sdoganamento e ridurre i ritardi nelle consegne. In molti casi, le aziende stanno semplicemente allungando i tempi di consegna, preferendo soluzioni operative immediate piuttosto che modifiche contrattuali più complesse.
La crescente tensione commerciale ha ridotto l’attrattività degli Stati Uniti come mercato di espansione, indicato come destinazione in crescita solo dal 13% degli esportatori. Al contrario, Europa e Asia stanno assumendo un ruolo sempre più centrale, grazie a un contesto percepito come più stabile e a nuove opportunità derivanti dagli accordi di libero scambio.
Quasi tutte le imprese coinvolte nell’indagine (93%) prevedono infatti di espandersi sfruttando i recenti accordi commerciali internazionali, in particolare quelli tra Unione europea e India e tra UE e Mercosur. India, Brasile, Vietnam e Francia emergono come mercati prioritari per lo sviluppo dell’export nei prossimi anni.
Resta tuttavia un ostacolo strutturale: le barriere non tariffarie, come requisiti di licenza e certificazione, continuano a limitare la piena valorizzazione degli accordi commerciali e a rallentare la crescita delle esportazioni, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Andrea Valsecchi

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