Basta dichiarare vittoria per vincere la guerra? E poi, un cessate il fuoco è a tutti gli effetti una vittoria? Sono alcuni degli interrogativi che sorgono se si osservano le dichiarazioni di Donald Trump e del regime iraniano dopo la tregua. Nella notte italiana tra martedì 7 e mercoledì 8 aprile, Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane durante il quale Washington e Teheran discuteranno al tavolo negoziale le rispettive richieste per porre fine definitivamente alle ostilità. Due settimane durante le quali le navi potranno passare attraverso lo Stretto di Hormuz.
Una svolta nel conflitto in Medio Oriente arrivata grazie anche alla mediazione del Pakistan e poche ore prima che scadesse l’ultimatum di Donald Trump di annientare la civiltà iraniana colpendo ponti e altre infrastrutture civili. La narrazione iraniana non sorprende più di tanto: il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha dichiarato che, dopo quaranta giorni di guerra, l’Iran ha inflitto a Stati Uniti e Israele una “sconfitta storica e schiacciante”, secondo quanto riporta il media statale iraniano Press Tv. Secondo il regime di Teheran, Washington è stata costretta ad accettare la proposta iraniana in 10 punti, che comprende l’eliminazione delle sanzioni, il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz e l’accettazione del processo di arricchimento dell’uranio.
In realtà, Donald Trump ha dichiarato “workable basis” questa proposta iraniana in 10 punti, cioè è un punto di partenza su cui si concentreranno le trattative tra le due parti, negoziati che dovrebbero cominciare questo venerdì a Islamabad. Trump, tuttavia, non ha aspettato l’esito delle trattative e all’agenzia di stampa Afp ha dichiarato che questo accordo per un cessate il fuoco di due settimane “è una vittoria totale e completa, al 100%, non c’è dubbio”.






