Il mercato più importante fuori dall’Europa resta anche il più imprevedibile. A Las Vegas, durante Coverings 2026, tra gli stand dei principali produttori mondiali di piastrelle, la parola che circola con più insistenza è “incertezza”. Eppure, dentro questo scenario instabile, l’Italia consolida la propria leadership negli Stati Uniti: nel 2025 le esportazioni di ceramica raggiungono 769 milioni di dollari, in crescita dell’8,7%. Un risultato che supera la Spagna, ferma a 684 milioni (+14,1%), e distanzia nettamente India (191,6 milioni, -21,1%) e Messico (209 milioni, -22,9%). Il dato chiave è questo: mentre il contesto si complica, il posizionamento italiano regge e guadagna terreno.
Il quadro resta però fragile. I dazi statunitensi sono stati modificati tre volte in un anno e oggi oscillano tra il 18,5% e il 20%, con validità solo temporanea fino a luglio. Una variabilità che rende difficile pianificare investimenti e strategie su un mercato che, per dimensioni e prospettive, rimane centrale. Anche la competizione si è intensificata su tutte le fasce di prezzo. In volume, la Spagna guida con 37,1 milioni di metri quadrati (+17,5%), seguita dall’Italia con 30,61 milioni (+7%). Più indietro India (28,86 milioni, -21,2%) e Messico (22,92 milioni, -16%), i due Paesi più esposti alle tensioni commerciali e alla pressione sui prezzi. Nonostante i dazi minacciati siano stati solo parzialmente applicati, l’effetto sul mercato è stato evidente, soprattutto per i produttori di fascia bassa.
A sostenere la performance italiana sono stati due fattori precisi: da un lato, l’anticipo degli acquisti nel primo semestre del 2025 per evitare i rincari; dall’altro, la tenuta della fascia alta nella seconda parte dell’anno. Il segmento premium si conferma meno sensibile al rallentamento dell’edilizia americana e alle oscillazioni dei consumi. È qui che il made in Italy continua a fare la differenza, grazie a qualità e design riconosciuti come benchmark dal mercato. I margini di crescita restano ampi: la ceramica copre ancora solo il 14% del mercato statunitense dei rivestimenti. In un contesto in cui la casa torna a essere considerata un investimento durevole, il valore del prodotto prevale sul prezzo. Il nodo, per le imprese, resta uno: operare in un mercato decisivo senza certezze regolatorie, dove la capacità di adattamento diventa un fattore competitivo tanto quanto il prodotto.






