I primi dati diffusi dall’Istat mostrano come le tensioni in Medio Oriente e il blocco dei rifornimenti energetici dai Paesi del Golfo stiano iniziando a riflettersi sui prezzi anche in Italia, con un effetto a catena che dai carburanti si estende progressivamente ad altri beni, in particolare energia e alimentari. A marzo l’inflazione registra un’accelerazione: l’indice nazionale dei prezzi al consumo segna un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua, in crescita rispetto al mese precedente.
A trainare la risalita sono soprattutto i beni energetici e gli alimentari non lavorati. I primi, pur restando in territorio negativo su base annua, mostrano una decisa attenuazione del calo, mentre i secondi accelerano ulteriormente, segnalando come l’aumento dei costi energetici si stia progressivamente trasferendo lungo la filiera. A contenere parzialmente l’inflazione contribuisce invece il rallentamento di alcune componenti dei servizi, in particolare quelli ricreativi, culturali e legati alla cura della persona.
L’impatto sui consumi quotidiani emerge anche dall’andamento del cosiddetto “carrello della spesa”, che registra un incremento del 2,2% su base annua, in lieve aumento rispetto a febbraio. Allo stesso tempo, l’inflazione di fondo — che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari freschi — rallenta, segno di una dinamica ancora non completamente diffusa a tutti i settori. Nel complesso, i prezzi dei beni tornano a crescere, mentre quelli dei servizi riducono il ritmo di aumento, ridimensionando il divario tra i due comparti.
Su base mensile, gli aumenti più marcati riguardano ancora una volta l’energia, sia regolamentata sia non regolamentata, insieme ai servizi di trasporto e agli alimentari freschi. Solo in parte questi rincari sono compensati da un calo dei prezzi nei servizi legati al tempo libero e alla persona. A livello europeo, il quadro appare simile: secondo le stime dell’Eurostat, l’inflazione dell’area euro sale al 2,5% a marzo, spinta soprattutto dall’impennata dei costi energetici legata al conflitto con l’Iran.
Le associazioni dei consumatori sottolineano come gli effetti sull’Italia siano ancora relativamente contenuti, ma in rapido aumento. Il Codacons stima che, con un’inflazione all’1,7%, la spesa annuale di una famiglia tipo cresca di oltre 560 euro, che salgono fino a circa 770 euro per un nucleo con due figli. Particolarmente rilevante è il contributo dei beni alimentari, i cui prezzi risentono dei rincari dei carburanti, con un impatto diretto sulla spesa quotidiana.
Più critico il giudizio dell’Unione nazionale consumatori, che invita a non sottovalutare il dato complessivo, definendolo un’“illusione ottica”. Secondo l’associazione, infatti, gli effetti più consistenti devono ancora manifestarsi, anche perché le bollette energetiche relative ai mesi più recenti non sono ancora state pienamente contabilizzate. I primi segnali, tuttavia, sono già evidenti: aumentano sensibilmente i prezzi dei carburanti, del trasporto aereo e del gas naturale, con ricadute che iniziano a coinvolgere anche i beni alimentari freschi.
Anche Federconsumatori evidenzia come l’impatto del conflitto si stia estendendo ai beni di largo consumo e chiede interventi urgenti, tra cui la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una revisione dell’Iva sui prodotti essenziali e misure di sostegno per le famiglie a basso reddito, oltre a strumenti strutturali per contrastare la povertà energetica e alimentare. Sul fronte della distribuzione, Federdistribuzione richiama invece tutti gli attori della filiera a evitare aumenti ingiustificati, sottolineando come eventuali rincari debbano essere legati esclusivamente a reali incrementi dei costi di produzione.
Le organizzazioni di categoria mantengono una posizione più prudente, parlando di una tenuta complessiva del sistema, ma avvertono che il rischio di un’ulteriore accelerazione resta elevato. Confesercenti evidenzia come l’attuale livello dei prezzi energetici potrebbe riportare l’inflazione vicino al 3% nel corso del 2026, con effetti negativi sui consumi e sul potere d’acquisto delle famiglie. Anche Confcommercio segnala possibili tensioni già a partire da aprile, quando fattori stagionali legati a turismo e trasporti potrebbero amplificare gli effetti del contesto internazionale.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un’inflazione ancora sotto controllo nei valori aggregati, ma caratterizzata da segnali di accelerazione nelle componenti più sensibili ai costi energetici. Una dinamica che, se dovesse consolidarsi, rischia di incidere in modo crescente sulla spesa delle famiglie e sulla ripresa dei consumi, in un contesto già segnato da margini economici ridotti e da un’elevata incidenza delle spese incomprimibili sul bilancio domestico.
Gloria Giovanditti
Inflazione, primi effetti della crisi in Medio Oriente sui prezzi






