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giovedì 2 Aprile, 2026
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Trump pensa a una via d’uscita dal conflitto con l’Iran, ma Teheran nega i negoziati e si concentra sulla guerra

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All’inizio del secondo mese di guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran, non si vede una chiara via d’uscita dal conflitto nel breve termine per Washington, ma questo non significa che Trump non la stia cercando. Svanita l’ambizione di un blitz in stile Maduro in Venezuela (se mai questa fosse stata un’opzione reale), gli Stati Uniti ancora non sono riusciti a impedire a Teheran di bloccare efficacemente lo Stretto di Hormuz da cui passa un quinto del petrolio globale. Per questo motivo Washington ha ammassato ormai 50mila soldati in Medio Oriente: parte di questa forza militare potrebbe essere usata per conquistare l’isola di Kharg, cruciale sito per la produzione di petrolio iraniano.

Questo però significherebbe probabilmente alte perdite tra i militari Usa e una campagna di diverse settimane: oltre a conquistare gli stabilimenti petroliferi, bisogna infatti anche tenerli. Trump però ha fretta di dichiarare vittoria e secondo quanto riferito da alcune fonti al Wall Street Journal, il presidente americano sta valutando la possibilità di giungere alla fine della guerra anche con lo Stretto di Hormuz chiuso. Per il quotidiano statunitense, infatti, costringere i Pasdaran a riaprire lo stretto prolungherebbe parecchio la guerra.

Se questa fosse realmente una delle principali opzioni al vaglio di Donald Trump, allora probabilmente la fine della guerra giungerà tramite un accordo negoziato. Eppure, il dialogo non sembra particolarmente fruttuoso in questo momento, nonostante i commenti positivi di Trump. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha scritto sui social che “in questi trentuno giorni non abbiamo avuto alcun negoziato con gli Stati Uniti”. Trump continua a parlare di progressi nei negoziati, ma secondo Baghaei “quello che è successo è stata la presentazione di una richiesta di negoziato, accompagnata da una serie di proposte da parte degli Stati Uniti, che ci è pervenuta tramite alcuni intermediari, tra cui il Pakistan”. Teheran, dunque, per ora pensa alla guerra: “Mentre l’aggressione militare e l’invasione americana proseguono con la massima intensità, tutti i nostri sforzi e le nostre capacità sono dedicati alla difesa dell’essenza stessa dell’Iran”, ha chiosato il portavoce del ministero degli Esteri.

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