Ogni anno l’umanità produce tra 2,1 e 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani e, in assenza di interventi incisivi, questa cifra potrebbe salire fino a 3,8 miliardi entro il 2050. In questo flusso crescente di scarti finiscono sempre più spesso oggetti ancora funzionanti o facilmente riparabili, a partire dagli elettrodomestici e dai dispositivi elettronici che, solo in Italia, nel 2024 hanno raggiunto le 358.138 tonnellate di rifiuti. È in questo contesto che si inserisce la nuova Direttiva europea sul diritto alla riparazione, che l’Italia dovrà recepire entro luglio 2026, con l’obiettivo di rendere più semplice e conveniente aggiustare piuttosto che sostituire.
I primi segnali di cambiamento emergono già nei comportamenti dei consumatori. Secondo i dati raccolti da ProntoPro, cresce la domanda di servizi di riparazione, in particolare per i grandi elettrodomestici. Le richieste riguardano soprattutto lavatrici, condizionatori, lavastoviglie, televisori e frigoriferi, segno di una rinnovata attenzione alla manutenzione e alla durata nel tempo degli oggetti. Una tendenza che suggerisce come, lungo lo Stivale, si stia lentamente affermando un approccio più consapevole al consumo, orientato a prolungare la vita dei beni piuttosto che sostituirli.
Accanto alle riparazioni più tradizionali, si affacciano nuove categorie che raccontano l’evoluzione delle abitudini degli italiani. Tra marzo 2025 e febbraio 2026, la richiesta di interventi sulle macchine da cucire è cresciuta del 250%, seguita da console per videogiochi e casse acustiche, entrambe in forte aumento. Un dato che riflette una maggiore attenzione verso l’elettronica di consumo, sempre più considerata un investimento da preservare. In crescita anche i servizi legati alla mobilità sostenibile: aumentano le riparazioni di biciclette, sia elettriche sia tradizionali, e iniziano a consolidarsi anche quelle dei monopattini elettrici, ancora su numeri più contenuti ma in linea con la loro diffusione nelle città. Non manca infine il ritorno dell’analogico, con un incremento delle richieste di riparazione dei giradischi che accompagna il rinnovato interesse per il vinile.
La distribuzione geografica delle richieste restituisce un quadro articolato. In valori assoluti, è la Lombardia a guidare la classifica, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, mentre Piemonte, Veneto e Campania si collocano su livelli simili e la Toscana chiude le prime posizioni. Se però si considera il peso delle riparazioni sul totale dei servizi richiesti, emergono dinamiche diverse: Napoli si distingue per l’elevata incidenza degli interventi, in particolare sui televisori, mentre Milano guida le richieste legate ai condizionatori, Roma quelle per le lavastoviglie, Bologna per le lavatrici e Torino mantiene una presenza significativa. Tra le altre città spicca Bari, che registra il numero più alto di interventi sui frigoriferi.
Anche il calendario delle riparazioni segue una precisa stagionalità. Il picco si concentra a giugno, mese in cui si registra il 13% delle richieste annuali, trainato soprattutto dai condizionatori, spesso riattivati dopo mesi di inattività proprio in concomitanza con le prime ondate di calore. Una dinamica simile riguarda i frigoriferi, le cui riparazioni si intensificano nei mesi estivi. Con l’arrivo dell’autunno cambiano invece le priorità: cresce la domanda di interventi sui televisori, complice il maggior tempo trascorso in casa, mentre ottobre rappresenta il mese di punta per le asciugatrici, tornate centrali con l’aumento dell’umidità e la riduzione delle ore di luce.
Oltre alla dimensione ambientale, la riparazione si conferma anche una scelta economicamente vantaggiosa. I costi medi degli interventi sui grandi elettrodomestici restano contenuti: circa 55 euro per lavatrici e lavastoviglie, 60 euro per i frigoriferi e 75 euro per i televisori, cifre significativamente inferiori rispetto al prezzo di acquisto di un nuovo apparecchio. Il divario diventa ancora più evidente nel caso dei condizionatori, dove una riparazione può costare intorno ai 160 euro a fronte di un investimento che, per un impianto nuovo, può arrivare fino a 2.000 euro. Un differenziale che rafforza l’idea della riparazione non solo come scelta sostenibile, ma anche come opzione sempre più razionale dal punto di vista economico.
Gloria Giovanditti
Rifiuti in aumento, ma cresce la cultura della riparazione





