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mercoledì 25 Marzo, 2026
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Dall’efficienza alla trasformazione: l’AI ridisegna il modello di impresa

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L’intelligenza artificiale non è più soltanto una frontiera tecnologica, ma si configura sempre più come una leva concreta di trasformazione per il sistema economico. È questo il messaggio emerso dal Sap Executive Summit 2026 di Cernobbio, dove al centro del dibattito si è imposto il tema di come le imprese possano realmente integrare e valorizzare le nuove tecnologie. A sottolinearlo è stata Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia, che ha invitato le aziende a un cambio di paradigma: non chiedersi più cosa possa fare l’intelligenza artificiale, ma come prepararsi a sfruttarla in modo efficace.
Secondo Masperi, il punto di svolta è rappresentato dall’intelligenza artificiale agentica, una tecnologia destinata a diventare un abilitatore di crescita e non soltanto uno strumento di efficientamento. Questo implica un ripensamento profondo delle organizzazioni, che devono intervenire su architetture tecnologiche, modelli organizzativi e sistemi di governance. L’obiettivo non è più limitato all’ottimizzazione dei processi, ma riguarda una trasformazione più ampia del business, capace di ridefinire ruoli, competenze e modalità operative.
In questo contesto, il principale ostacolo non è tecnologico, bensì culturale e organizzativo. Masperi ha evidenziato la necessità di un approccio pragmatico, in grado di tradurre rapidamente le potenzialità dell’intelligenza artificiale in risultati concreti. Un percorso che deve essere semplice da implementare, scalabile e sostenibile nel tempo, evitando il rischio che le iniziative restino confinate a progetti pilota senza un impatto reale sull’organizzazione.
I dati presentati durante il Summit confermano come molte aziende siano ancora lontane da una piena maturità digitale. Il 34% dei manager italiani dichiara di non avere fiducia nella propria capacità di integrare i dati tra le diverse funzioni aziendali, mentre un ulteriore 30% segnala difficoltà legate alla disponibilità dei dati. A questi si aggiunge un 27% che evidenzia la presenza di silos organizzativi, che continuano a ostacolare una gestione efficace delle informazioni.
Ancora più significativo è il dato, citato da una ricerca del Mit, secondo cui solo il 5% dei progetti pilota di intelligenza artificiale riesce a evolvere con successo, mentre la grande maggioranza si perde lungo il percorso. Un indicatore che evidenzia come il problema principale non risieda negli algoritmi, ma nella qualità dei dati e nella capacità delle organizzazioni di integrarli e governarli in modo coerente.
Dal confronto emerso a Cernobbio si delinea quindi una sfida chiara per i vertici aziendali: guidare l’adozione dell’intelligenza artificiale con una visione strategica, mantenendo al centro il valore delle persone e delle competenze. Solo attraverso un’evoluzione complessiva dell’ecosistema aziendale, capace di superare resistenze interne e frammentazioni, l’intelligenza artificiale potrà trasformarsi in un reale motore di crescita. In questo scenario, la partita non si gioca esclusivamente sul piano tecnologico, ma sulla capacità delle imprese di tradurre l’innovazione in azioni concrete e risultati misurabili.
Gloria Giovanditti

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