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martedì 24 Marzo, 2026
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Guerra, sulla svolta diplomatica di Trump pesa la continua capacità dell’Iran di lanciare droni e missili che rende inagibile lo Stretto di Hormuz

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Alla quarta settimana di guerra, Donald Trump ha deciso di provare a giocare la carta della svolta diplomatica. Il presidente Usa a inizio settimana ha annunciato la sospensione per cinque giorni dell’ultimatum con cui ha minacciato l’Iran di bombardare le sue infrastrutture energetiche se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz. Trump ha parlato di “colloqui produttivi” con l’Iran, i Pasdaran hanno smentito negoziati diretti, ma di fatto sono in corso tentativi per capire se avviare un serio processo negoziale grazie a una serie di mediatori, tra cui Egitto, Turchia Qatar e Pakistan. Secondo alcuni indiscrezioni di stampa, i colloqui Usa-Iran potrebbero tenersi a Islamabad questa settimana. Il Pakistan, infatti, ieri si è detto disponibile a ospitare i colloqui se le due parti lo desiderano.

Molti si interrogano sui motivi di questa svolta di Trump: dalle pressioni degli alleati, con i Paesi europei e asiatici particolarmente esposti all’export bloccato di petrolio dei Paesi del Golfo, al balzo dei rendimenti dei Treasury americani oltre la ‘soglia di allarme’ dei mercati fino all’idea che Trump alla fine si tira sempre indietro quando il prezzo politico da pagare è troppo elevato, ripiegando in questo caso sulle sue capacità di negoziatore. Secondo il sito ben informato Semafor, Israele non starebbe partecipando ai tentativi di colloqui tra Stati Uniti e Iran, anche se Washington aggiornerebbe Tel Aviv degli sviluppi in corso.

C’è un elemento, tuttavia, ineludibile: Washington rivendica di aver fatto fuori praticamente tutta la marina iraniana e gran parte delle infrastrutture militari di Teheran. Eppure, i Pasdaran sono ancora capaci di colpire con droni e missili le basi militari Usa nel Golfo e non solo, anche se il numero di droni lanciati è fortemente diminuito rispetto all’inizio della guerra. Questo significa che, nonostante quattro settimane di bombardamenti americano-israeliani, Teheran è ancora una minaccia in grado di bloccare lo Stretto di Hormuz: la potenza militare americana non ha ancora capito come sbloccare questo collo di bottiglia vitale per i flussi di greggio mondiali.

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