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domenica 22 Marzo, 2026
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Filiera automotive: segnali di frenata nel distretto lombardo

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Per chi opera nella filiera automotive, il momento attuale è fatto di segnali contrastanti: da un lato la continuità di un settore che resta centrale per l’industria italiana, dall’altro la percezione sempre più concreta di un cambio di fase. È in questo quadro che si inserisce il confronto emerso a Brescia durante la presentazione dell’Osservatorio sulla componentistica automotive di ANFIA e Camera di commercio di Torino, che restituisce una fotografia aggiornata di un comparto sotto pressione. La filiera conta 2.134 imprese, circa 168.000 addetti e un fatturato di 55,5 miliardi di euro, ma registra una flessione del -6%, segnale di una transizione già in atto tra nuove regole, innovazione e competizione globale. Il distretto lombardo rappresenta uno dei punti di osservazione più chiari di questa trasformazione. Qui si concentra il 27% delle imprese italiane della componentistica (576 aziende), con quasi 48.000 addetti e un fatturato di 18,3 miliardi di euro. Anche in questo territorio, tra i più rilevanti del Paese, il 2024 segna un calo dei ricavi pari al -5,6%. Il dato medio nasconde però dinamiche molto diverse: le attività più legate alla produzione tradizionale registrano le flessioni più marcate, come modulisti e integratori (-14,6%) e subfornitori (-9,4%), mentre crescono i segmenti a maggiore contenuto tecnologico, come l’engineering & design (+8,1%), il motorsport (+4%) e l’aftermarket (+1,2%). Parallelamente, il sistema mantiene una forte spinta all’innovazione: il 67% delle imprese investe in ricerca e sviluppo, il 58% ha introdotto innovazioni di prodotto e oltre il 70% innovazioni di processo. Da Brescia emerge quindi un quadro chiaro: la filiera non è ferma, ma sta cambiando direzione. Le imprese si trovano a operare in un contesto più complesso, tra costi in aumento, incertezza normativa e concorrenza internazionale più intensa, ma stanno già attivando leve di adattamento. Diversificazione verso nuovi mercati, sviluppo di tecnologie legate all’elettrificazione e maggiore specializzazione produttiva sono alcune delle traiettorie in corso. Allo stesso tempo, il confronto tra imprese e istituzioni mette in evidenza un’esigenza condivisa: rafforzare gli strumenti di politica industriale a livello europeo, anche attraverso iniziative che valorizzino il “made in Europe”, per accompagnare la transizione senza indebolire la competitività del sistema.

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