Lo scenario nel Golfo appare sempre più tetro: Israele ha alzato il livello dello scontro lo scorso weekend quando ha bombardato i depositi di carburante a Teheran, facendo innalzare imponenti colonne di fumo nero. L’Iran sta lanciando i suoi droni contro impianti di produzione di greggio, giacimenti, raffinerie, attaccando anche direttamente petroliere e grandi cisterne di stoccaggio dei Paesi del Golfo. La zona è dunque in fiamme, letteralmente. Teheran sembra non aver risparmiato nemmeno l’Oman, paese della Penisola Arabica che ha svolto un importante ruolo di mediazione prima della guerra mentre erano in corso i negoziati tra Iran e Stati Uniti.
Questa settimana, infatti, un drone ha colpito gli impianti di stoccaggio di petrolio nel porto di Salalah, provocando un imponente incendio. I sospetti ricadono su Teheran, che però rigetta le accuse. “La sicurezza nazionale e la sovranità della nazione amica dell’Oman sono rispettate dalle forze armate iraniane”, ha aggiunto il portavoce delle forze militari dell’Iran, aggiungendo che in corso un’indagine. Nel complesso, comunque, la strategia dei Pasdaran è abbastanza chiara: attaccare i grandi produttori di petrolio e gas del Golfo, alleati degli Usa, per costringerli a fare pressione su Washington e per innescare una crisi dei prezzi delle materie prime energetiche, facendo così pagare un prezzo immediato a tutto il mondo.
Ciò che continua a lasciare interdette le cancellerie di tutto il globo, è la strategia statunitense dal momento che non è ancora chiaro quale sia l’obiettivo concreto di Donald Trump e dunque quanto durerà questa guerra. L’Iran è “vicino alla sconfitta”, ha ribadito l’altra sera il presidente Usa, spiegando però che “questo non significa che ci fermeremo immediatamente”. Per quanto andranno avanti i bombardamenti? Le indicazioni sono poche, poco chiare e talvolta anche contraddittorie. Nel frattempo, il New York Times ha scritto che la prima settimana di guerra è costata agli Stati Uniti quasi 11,5 miliardi di dollari. È la stima fatta da un briefing del Pentagono ai membri del Congresso, secondo quanto hanno riferito fonti anonime al quotidiano newyorchese. Una cifra da cui sarebbero esclusi, però, parecchi dei costi relativi alla preparazione degli attacchi.





