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martedì 10 Marzo, 2026
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Navi ferme nel Golfo, cresce l’incertezza per le imprese italiane e l’export

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L’escalation del conflitto in Medio Oriente rischia di mettere sotto pressione uno dei mercati più dinamici per il Made in Italy. Dopo l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio, le tensioni nell’area del Golfo stanno già producendo effetti concreti sul commercio internazionale: numerose navi risultano bloccate davanti ai porti di Dubai, Doha e Jubail, mentre le operazioni logistiche e commerciali sono esposte a ritardi e incertezze crescenti.
La situazione preoccupa le imprese italiane perché il Medio Oriente rappresenta una destinazione strategica per le esportazioni nazionali. Secondo un’analisi di Confartigianato, il conflitto espone a rischio circa 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati dell’area, con possibili ripercussioni sulla crescita economica e sugli investimenti delle imprese. Un volume che equivale all’1,28% del Pil nazionale e al 4,6% dell’intero export manifatturiero italiano.
Negli ultimi anni, infatti, la domanda di prodotti italiani nella regione è cresciuta più rapidamente rispetto ad altri mercati. Tra gennaio e novembre 2025 le esportazioni verso il Medio Oriente sono aumentate del 7,9%, a fronte di una crescita complessiva del commercio estero italiano del 3,1%. Nel complesso, considerando anche Israele e Libano, nel 2025 l’Italia ha esportato beni per oltre 28 miliardi di euro nell’area. Limitando l’analisi ai Paesi del Golfo maggiormente coinvolti nelle tensioni geopolitiche, il valore delle esportazioni sfiora i 21 miliardi.
Dal punto di vista territoriale, la regione più esposta in termini di valore assoluto è la Lombardia, con oltre 8,1 miliardi di euro di esportazioni manifatturiere verso i mercati mediorientali. Seguono la Toscana con 4,06 miliardi, l’Emilia-Romagna con 3,44 miliardi, il Veneto con 3,33 miliardi e il Friuli-Venezia Giulia con circa 725 milioni. Se però si osserva il peso dell’export sull’economia regionale, la classifica cambia: la regione più esposta risulta la Toscana, dove le vendite verso l’area rappresentano il 2,94% del Pil. Seguono Emilia-Romagna (1,79%), Veneto (1,69%), Lombardia (1,67%) e Friuli-Venezia Giulia (1,61%).
A trainare le esportazioni italiane nel Medio Oriente è soprattutto la meccanica strumentale, che rappresenta circa il 30% delle vendite complessive. Seguono i beni di consumo personali – in particolare gioielleria e valigeria – con l’11%, i mezzi di trasporto con una quota analoga, la chimica e la farmaceutica con l’11%, mentre abbigliamento, agroalimentare e arredamento contribuiscono con quote più contenute ma comunque significative.
Uno dei principali hub commerciali per le imprese italiane nella regione è Dubai, diventata negli ultimi anni una vera piattaforma di accesso ai mercati del Golfo. Secondo i dati della Camera di Commercio dell’emirato, circa 3.000 aziende italiane risultano registrate a Dubai, pari a circa la metà delle imprese che esportano stabilmente nell’area. L’emirato assorbe da solo il 46% delle esportazioni italiane verso il Medio Oriente, per un valore di circa 9,5 miliardi di euro, in crescita del 19,7% rispetto al 2024.
Tra i prodotti più richiesti nel mercato emiratino figurano la gioielleria, la meccanica strumentale, la moda e i prodotti chimici. Cresce inoltre la domanda di arredamento legata allo sviluppo dell’hotellerie di lusso, così come quella di macchinari per le costruzioni, pasta e caffè.
Dubai svolge anche un ruolo di ponte commerciale verso il vicino mercato saudita. Circa 4.000 aziende italiane intrattengono rapporti economici consolidati con l’Arabia Saudita, che rappresenta il diciannovesimo mercato di destinazione dell’export italiano con un valore di circa 6,3 miliardi di euro. In questo caso la componente principale delle vendite riguarda i beni strumentali, che rappresentano il 35% del totale, seguiti dai prodotti chimici.
Numeri rilevanti si registrano anche in altri mercati dell’area. In Kuwait le esportazioni italiane hanno raggiunto circa 1,9 miliardi di euro, con una forte crescita dei mezzi di trasporto, che rappresentano quasi la metà delle vendite. In Qatar l’export italiano vale circa 2 miliardi di euro, con la meccanica strumentale che da sola copre il 43% del totale, mentre resta significativa la domanda di beni di lusso come pelletteria, valigeria e gioielli.
Mercati più piccoli ma comunque importanti sono rappresentati dall’Oman, che vale circa 477 milioni di euro per il Made in Italy, e dal Bahrein, dove le esportazioni italiane si attestano intorno ai 289 milioni.
Nonostante le difficoltà logistiche registrate nei mesi scorsi nel Mar Rosso a causa degli attacchi degli Houthi, il Medio Oriente continua quindi a rappresentare uno dei pilastri della strategia italiana di diversificazione dei mercati esteri. Proprio per questo l’area è al centro del Piano d’azione per l’export promosso dalla Farnesina, volto a rafforzare la presenza delle imprese italiane nei mercati extra europei anche alla luce delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e delle restrizioni legate ai dazi.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato come la crescita delle esportazioni verso i Paesi extra Ue rappresenti un segnale positivo in un contesto geopolitico complesso. Tuttavia, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente potrebbe ora rallentare questa dinamica, mettendo a rischio uno dei mercati più promettenti per il Made in Italy e aumentando l’incertezza per le imprese italiane impegnate nella regione.
Gloria Giovanditti

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