Comunque finirà, il conflitto tra Iran e gli Stati Uniti/Israele avrà ripercussioni sull’assetto delle relazioni internazionali. A confermarlo, indirettamente, è stata Mosca. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che “la Russia condivide la posizione della Cina ed è pronta a rafforzare il coordinamento e la cooperazione con Pechino”. Senza aver paura di passare per ipocriti, i russi si appellano all’Onu. Lavrov, infatti, ha specificato che l’obiettivo è inviare “un chiaro segnale attraverso piattaforme come le Nazioni Unite e la Sco [Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai], per chiedere l’immediata cessazione delle ostilità e la ripresa del dialogo diplomatico”.
La cosiddetta “faccia di bronzo” sembra essere di casa, infatti, al Cremlino. Vladimir Putin, infatti, ha bollato l’uccisione da parte di Israele dell’Ayatollah Alì Khamenei, ex leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, una “cinica violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale”. Per quanto formalmente corretta, suona particolarmente ipocrita da parte di Putin la difesa del diritto internazionale mentre è in corso da oltre quattro anni l’invasione russa dell’Ucraina. D’altra parte, autocrate riconosce autocrate: Putin è addirittura arrivato ad affermare che la Russia ricorderà Khamenei come un leader di spicco che ha elevato le relazioni Mosca-Teheran al livello di “partnership strategica complessiva”.
La realtà, però, è che l’impegno russo in Ucraina è totalizzante: gli amici, gli alleati, i partner della Russia non hanno ricevuto supporto nel momento più buio. Non ha ottenuto aiuto il Venezuela di Maduro, non ha ottenuto aiuto l’Iran di Khamenei. Lavrov e l’omologho emiratino, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, hannno concordato sulla necessità che vengano interrotte immediatamente le ostilità, definendo “inaccettabile” l’attacco contro l’Iran. Ma nessuna portaerei russa è stata avvistata al largo di Israele o nel Golfo Persico.





