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giovedì 26 Febbraio, 2026
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Stipendi, al via la flat tax sugli aumenti: chi risparmia e come funziona

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Con la circolare n. 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate entra finalmente nella fase operativa lo sconto fiscale sugli stipendi del settore privato previsto dall’ultima Legge di Bilancio. A partire dalla busta paga di aprile inizieranno a vedersi gli effetti concreti della tassazione agevolata al 5 per cento sugli aumenti contrattuali sottoscritti dal 2024 in poi. La misura, però, non è universale: ne beneficiano esclusivamente i lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito annuo fino a 33 mila euro.
La cosiddetta flat tax sugli aumenti si applica non solo alle somme corrisposte per effetto dei rinnovi contrattuali, ma anche alle assenze retribuite come malattia, maternità, paternità e infortunio. Restano invece esclusi i dipendenti pubblici e coloro che superano la soglia reddituale fissata dalla norma.
Le simulazioni aiutano a comprendere meglio l’impatto della misura. Prendendo il caso di un lavoratore con un reddito annuo di 30 mila euro che, grazie a un aumento contrattuale, sale a 32.500 euro nel 2026, l’aliquota agevolata del 5 per cento si applica solo sulla quota incrementale di 2.500 euro. Il resto del reddito continua a essere tassato secondo le aliquote ordinarie: il 23 per cento fino a 28 mila euro e il 33 per cento oltre tale soglia. In questo scenario, l’aumento genera un’imposta aggiuntiva di appena 125 euro.
Prima dell’intervento normativo, lo stesso incremento sarebbe stato interamente assoggettato alla tassazione ordinaria del 33 per cento per la parte eccedente i 28 mila euro, con un prelievo di 1.485 euro. Il nuovo meccanismo consente dunque un risparmio fiscale di circa 700 euro, anche se l’effettivo beneficio varia in base all’entità dell’aumento riconosciuto.
La circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarisce anche l’applicazione della flat tax al 15 per cento su alcune voci accessorie. Per i lavoratori con redditi annui fino a 40 mila euro, l’aliquota agevolata riguarda incrementi fino a 1.500 euro derivanti da turni domenicali e festivi, premi di risultato e indennità di reperibilità.
Nei primi mesi dell’anno molte aziende avevano sospeso l’applicazione delle agevolazioni in attesa di indicazioni ufficiali. I chiarimenti ora consentono di procedere con i ricalcoli e non si escludono conguagli in busta paga, con il riconoscimento degli arretrati maturati dall’inizio del 2026.
Secondo una stima riportata dal Corriere della Sera, i lavoratori potenzialmente interessati dallo sconto fiscale sono circa 3,8 milioni. Dal 2024 i rinnovi contrattuali hanno coinvolto numerosi comparti, dal commercio al turismo, dalla ristorazione all’industria alimentare, chimica e tessile, fino a edilizia, energia e logistica. L’agevolazione si estende anche ai contratti industriali ancora in fase di definizione.
Un aspetto rilevante riguarda la tempistica: la flat tax si applica alle somme erogate nel 2026, anche se gli aumenti derivano da accordi firmati negli anni precedenti. Restano invece escluse alcune voci retributive, come gli scatti di anzianità, le una tantum per la vacanza contrattuale e le componenti non direttamente collegate agli aumenti tabellari.
Sul fronte fiscale, intanto, il governo lavora a un nuovo decreto che potrebbe arrivare nelle prossime settimane. Tra le ipotesi allo studio figurano la riapertura dei termini per la rottamazione quater, nuove soluzioni per la gestione delle criticità legate al Superbonus edilizio e il possibile rinvio della tassa sui pacchi. In discussione anche l’estensione dell’iper-ammortamento oltre i limiti dell’Unione europea, come annunciato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo.

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