Le Officine Grandi Riparazioni di Torino si sono trasformate per un giorno in un laboratorio di visione industriale. Tra imprenditori, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni, “Officine d’intelligenza – primo Forum nazionale sull’Intelligenza artificiale per l’industria” ha messo al centro una domanda concreta: come rendere l’AI una leva strutturale per la competitività del Paese. L’evento, organizzato dall’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), dalla Fondazione CRT e dalle OGR Torino, ha segnato un passaggio simbolico e operativo. L’intelligenza artificiale è stata definita non solo come innovazione tecnologica, ma come infrastruttura strategica, capace di incidere su standard industriali, capacità di calcolo, gestione dei dati e controllo delle catene globali del valore. In questo quadro, è stato evidenziato il rischio di una dipendenza strutturale da Stati Uniti e Cina qualora l’Europa non sviluppi una propria capacità sovrana.
Il confronto è partito da un dato di realtà. Oggi utilizza soluzioni di AI il 53% delle grandi imprese italiane, ma la quota scende al 16% tra le aziende con almeno 10 addetti. Solo un anno fa, nel 2024, la percentuale era all’8%: un raddoppio nel 2025 che segnala una crescita rapida, ma ancora insufficiente. Oltre l’83% del sistema produttivo non adotta strumenti di intelligenza artificiale. Il divario riguarda soprattutto le PMI e incide direttamente su produttività, innovazione e posizionamento nelle filiere. Nel corso del Forum è emersa la necessità di accompagnare l’adozione lungo l’intera catena del valore, evitando che l’AI resti concentrata nei soli campioni industriali.
Torino è stata indicata come polo nazionale di riferimento grazie alla presenza di AI4I, centro della strategia industriale italiana sull’intelligenza artificiale. Durante l’evento è stato illustrato il piano pluriennale 2026–2030: attualmente sono operativi 10 laboratori dedicati ad automazione, robotica avanzata, sistemi autonomi, ottimizzazione dei processi, sviluppo software e cybersecurity. Il target è arrivare a 30 unità operative nei prossimi anni, con un obiettivo economico superiore ai 10 milioni di euro di ricavi esterni. In dodici mesi il centro ha attratto 12 capi unità internazionali provenienti da Stati Uniti ed Europa, rafforzando la dimensione scientifica e industriale del progetto.
Sul versante delle politiche pubbliche è stato richiamato il fondo da 1 miliardo di euro destinato alle imprese innovative, insieme alla partecipazione italiana ai progetti europei su cloud sovrano e reti ad alte prestazioni. È stata inoltre ribadita la candidatura del Paese per ospitare una delle quattro gigafactory europee dedicate all’AI. Tra gli strumenti di sostegno figurano l’estensione dell’iperammortamento alle tecnologie di intelligenza artificiale e l’attivazione della piattaforma SUK (System for User Knowledge), pensata per ridurre costi e barriere informative per le PMI.
Nel dibattito è emersa una linea comune: l’intelligenza artificiale rappresenta una scelta strategica. Non riguarda solo l’innovazione, ma la capacità di governare le trasformazioni industriali nei settori chiave – manifattura, agroalimentare, moda, design, salute, energia – e di evitare squilibri tra imprese e territori. La sfida indicata alle OGR è chiara: passare dall’adozione episodica a un’integrazione diffusa, trasformando l’AI in un’infrastruttura stabile della competitività italiana.





