back to top
mercoledì 8 Aprile, 2026
Sign In
spot_img
spot_img

Massimiliano Salini relatore sulla revisione degli standard di emissione di CO2 delle auto e furgoni: “Stop all’ideologia, ora un nuovo deal industriale per salvare l’automotive europeo”

spot_img

I più letti

Il Parlamento europeo ha affidato a Massimiliano Salini il ruolo di relatore per la revisione del regolamento che disciplina gli standard di emissione di CO₂ per auto e veicoli commerciali leggeri. Si tratta di uno dei provvedimenti centrali della politica climatica europea, perché definisce i target di riduzione delle emissioni che i costruttori dovranno rispettare, e in prospettiva, l’evoluzione tecnologica dell’intero comparto automotive. La revisione interviene su un impianto normativo che nella precedente legislatura aveva fissato al 2035 l’obiettivo delle zero emissioni allo scarico per le nuove vetture.
– «La revisione del Regolamento sulle emissioni di CO₂ per auto e furgoni è un’opportunità storica per correggere una rotta che, nella scorsa legislatura, aveva imposto di fatto la cancellazione del motore a combustione interna attraverso l’obbligo delle zero emissioni allo scarico al 2035. Oggi si apre una fase nuova: passiamo da una prospettiva schiava di un Green deal iper-ideologico, fondato sull’elettrificazione forzata, a un nuovo Deal industriale europeo che vogliamo sia realistico, pragmatico e sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale» commenta l’eurodeputato italiano e vicepresidente del Gruppo PPE.
«Il nostro compito – prosegue Salini – non è smantellare l’obiettivo della decarbonizzazione, ma riadattare il regolamento europeo al contesto socio-economico e garantire ai cittadini un’effettiva libertà di scelta. Gli ultimi anni hanno mostrato tutti i limiti tecnologici e industriali di imposizioni dogmatiche, scollate dalla realtà e studiate a tavolino. La prima flessibilità sui target 2025 per i veicoli leggeri e l’Industrial Action Plan non sono bastati a restituire visibilità e fiducia alla filiera. La Commissione Ue ha anticipato la revisione, e questo è positivo, ma il riconoscimento della neutralità tecnologica resta parziale: oggi è rinviata al 2035 e accompagnata da una soglia troppo restrittiva del tetto massimo al 3% per i carburanti rinnovabili, assegnando a queste tecnologie un ruolo ancora marginale, ben al di sotto delle disponibilità di mercato».
«Ringrazio il ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, vicepresidente del PPE – sottolinea Salini – per il sostegno determinante nell’assegnazione del dossier. Con i colleghi dell’Eurocamera sono già al lavoro per un confronto a tutto campo su quella che considero la partita cruciale per il rilancio dell’automotive europeo, spina dorsale della manifattura italiana e continentale, a tutela di famiglie e imprese. Il nuovo pacchetto automotive deve segnare un cambio di direzione netto e pragmatico: difendere l’eccellenza del settore europeo e metterlo nelle condizioni di continuare a innovare, prosperando lungo una traiettoria davvero sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale».
Il nuovo pacchetto automotive presentato a fine 2025 dalla Commissione europea modifica l’impostazione che favorisce le vetture con zero emissioni allo scarico, in pratica soltanto le vetture elettriche. L’obiettivo non è più una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico, ma del 90%. Il restante 10% potrà essere compensato attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione oppure mediante carburanti rinnovabili, come e-fuel e biocarburanti. Questo cambiamento amplia il perimetro delle tecnologie ammesse dopo il 2035: oltre ai veicoli elettrici e a idrogeno, potranno trovare spazio anche ibridi plug-in, mild hybrid, modelli con range extender e motori a combustione interna alimentati con carburanti rinnovabili. Il principio richiamato nel dibattito è quello della neutralità tecnologica, cioè la possibilità di raggiungere gli obiettivi climatici attraverso soluzioni diverse, purché coerenti con i target di riduzione delle emissioni.
Il confronto parlamentare si concentrerà ora su alcuni nodi tecnici e industriali: il limite massimo del 3% per i carburanti rinnovabili, le flessibilità sui target intermedi già introdotte per il 2025, i super-crediti per i piccoli veicoli a zero emissioni e l’impatto delle nuove regole su occupazione, investimenti e capacità produttiva europea. La revisione del regolamento dovrà trovare un equilibrio tra l’obiettivo della decarbonizzazione e la tenuta competitiva della filiera automotive, in un contesto segnato da costi elevati dell’elettrificazione, infrastrutture di ricarica non omogenee e forte competizione internazionale. Dopo l’esame in commissione, il testo passerà all’Aula e successivamente al negoziato con il Consiglio, definendo il quadro regolatorio che guiderà il settore nei prossimi anni.
Prosegue Salini: «Dobbiamo introdurre da subito un approccio pragmatico che tenga conto delle difficoltà nella diffusione dei veicoli elettrici – infrastrutture di ricarica insufficienti, costi elevati, autonomia – e riconosca esplicitamente il potenziale di decarbonizzazione delle altre tecnologie. L’integrazione tra propulsione elettrica e combustione interna alimentata da carburanti rinnovabili può infatti garantire una riduzione significativa delle emissioni, preservando occupazione, competenze e capacità produttiva europea. È questa la strada per salvaguardare la filiera, difendere milioni di posti di lavoro e sostenere la competitività industriale in tutta l’Ue».
«Accogliamo positivamente strumenti come i super-crediti per i piccoli veicoli a zero emissioni – conclude ancora Salini – e le nuove flessibilità, un primo passo di un percorso di decarbonizzazione a misura di industria e consumatori. Sul punto, lavoreremo per inserire ulteriori provvedimenti, in grado di fronteggiare le criticità strutturali del settore e promuoverne la competitività. Anche la riduzione dell’obiettivo per i veicoli commerciali leggeri dal 50% al 40% è un primo step nella giusta direzione che, tuttavia, andrebbe ulteriormente contenuto, essendo ancora troppo lontane le attuali quote di mercato dei furgoni a zero emissioni. Per garantire gli investimenti e una transizione graduale e sostenibile, serve un bagno di realismo».

- Advertisement -spot_img

Altri articoli

- Advertisement -spot_img

Articoli recenti