Per le aziende familiari italiane si apre una fase delicata, in cui la pressione macroeconomica e il ricambio generazionale si intrecciano. I margini si assottigliano, la redditività rallenta, ma meno che nel resto del tessuto produttivo. Intanto i vertici cambiano sempre più spesso: i passaggi generazionali sono diventati una costante e non più un’eccezione. Tra il 2010 e il 2024 se ne contano 1.944, con una media annua che negli ultimi cinque anni è quasi raddoppiata rispetto al decennio precedente. E lo scenario futuro è ancora più netto: quasi una impresa familiare su due sarà interessata da una successione nei prossimi dieci anni.
È in questo contesto che la governance torna al centro della strategia. Secondo il XVII Osservatorio AUB, promosso da Aidaf con UniCredit e l’Università Bocconi, la transizione generazionale funziona quando viene costruita nel tempo e non subita. Cresce così il ricorso al mentoring, con genitori e figli affiancati alla guida dell’azienda: una pratica che nel 2024 ha coinvolto il 44,4% delle imprese familiari, quasi il doppio rispetto al 2021. Non si tratta solo di continuità simbolica, ma di una scelta organizzativa che, secondo l’indagine, amplifica l’impatto del passaggio generazionale su crescita e redditività.
L’Osservatorio, presentato il 2 febbraio in Borsa Italiana, analizza oltre 23.500 imprese con ricavi superiori ai 20 milioni, di cui il 66% a controllo familiare. I bilanci del 2024, segnati dall’impennata dei costi delle materie prime e dal rialzo dei tassi, mostrano una fase di normalizzazione dopo il rimbalzo post-crisi. Il Roe scende dall’14,3 all’11,2%, anche per l’effetto dell’aumento degli oneri finanziari, ma resta superiore a quello delle imprese non familiari e più che triplo rispetto al rendimento del Btp decennale. Anche il Roi cala, ma rimane sopra i livelli pre-Covid.
La solidità patrimoniale continua a distinguere le aziende familiari. Il rapporto tra posizione finanziaria netta e patrimonio netto si è quasi dimezzato in dieci anni e resta migliore rispetto alle imprese non familiari. Cresce inoltre la quota di aziende con liquidità superiore ai debiti finanziari, mentre la percentuale di imprese in difficoltà resta contenuta, pur con lievi segnali di allerta. Gli investimenti rallentano, ma tengono: il tasso di crescita delle immobilizzazioni nel 2024 si mantiene superiore a quello delle imprese non familiari, senza un incremento significativo dell’indebitamento.
Anche la governance riflette una fase di transizione. Diminuisce il peso dell’amministratore unico, aumentano i modelli collegiali, l’ingresso di consiglieri non familiari e la presenza femminile nei cda delle aziende più grandi. Resta diffuso il criterio della primogenitura, ma i dati mostrano come le performance migliori emergano quando la tradizione familiare viene affiancata da criteri di merito e competenze adeguate alle nuove complessità.
Il quadro che emerge è quello di un capitalismo familiare che, pur sotto pressione, conserva capacità di tenuta e adattamento. La successione non è più solo un fatto anagrafico o patrimoniale, ma un passaggio strategico che mette alla prova la capacità delle famiglie imprenditoriali di rinnovarsi. Governata con anticipo e apertura, può trasformarsi da momento di fragilità in occasione di rafforzamento competitivo, proprio mentre il contesto economico rende ogni errore più costoso e ogni scelta più decisiva.
Gloria Giovanditti
Passaggi generazionali in aumento: la sfida chiave per le imprese familiari





