Avvio d’anno all’insegna di un’inflazione più contenuta. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, nel mese di gennaio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,0% su base annua. Un dato in lieve flessione rispetto al +1,2% di dicembre, che riporta l’inflazione su livelli solo di poco superiori a quelli registrati nell’ottobre 2024.
Il rallentamento generale non cancella però le tensioni su alcune voci di spesa fondamentali per le famiglie. A incidere maggiormente sull’andamento dei prezzi sono infatti gli alimentari, sia non lavorati (+2,5%) sia lavorati (+2,2%), insieme ai servizi relativi all’abitazione, che segnano un incremento significativo del 4,4%. In crescita anche i tabacchi (+3,3%) e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%).
Particolarmente rilevante è il dato relativo al cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona: a gennaio il tasso di crescita su base annua si attesta al 2,1%, confermando come le spese quotidiane continuino a rappresentare una delle principali preoccupazioni per i consumatori.
Sul fronte dell’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari freschi, l’aumento annuo si ferma all’1,8%. L’inflazione acquisita per il 2026 risulta invece pari allo 0,4% per l’indice generale — a fronte dello zero registrato a dicembre — e allo 0,5% per la componente di fondo.
Andrea Valsecchi





